Il referendum gli riduce l’indennità, la casta sarda se la riaumenta

Pubblicato il 14 Giugno 2012 14:05 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2012 14:06

Il referendum ha abolito le nuove province sarde: toneranno anche loro?

ROMA – #Regionesardegnavergogna. 6 maggio: i cittadini sardi riducono, tramite consultazione popolare, stipendi e indennità dei consiglieri regionali e dei loro portaborse. 20 maggio: l’esito solare del referendum (il 97% è abbastanza?) compare sul Bollettino Ufficiale della Regione. 14 giugno, Consiglio regionale, interno notte: i 66 consiglieri del parlamentino sardo approvano all’unanimità (tutti sì e tre astenuti) la norma che riassegna loro gli stipendi di prima. Cioè: i consiglieri regionali della Sardegna riavranno stipendi, diaria e indennità di carica, sostanzialmente invariati rispetto agli importi aggiornati al 2011. Segretari e cancellieri idem. Per i portaborse 3.352 euro erano e 3.352 euro rimangono.

E’ vero è successo mercoledì notte, una manovra carbonara, ma davvero sono stati così senza vergogna, come recita l’hashtag più frequentato oggi su Twitter? No, è servito un trucco, un’operazione di facciata che simulasse il recepimento della volontà popolare. I tagli a stipendi, diaria e indennità di carica sono dell’ordine del 20 e del 30%, ma si applicano a parametri del dicembre 2003, data successiva all’introduzione degli aumenti dei parlamentari cui i consiglieri prontamente si erano agganciati.  L’emendamento al Dl 327/A su “Integrazione alla legge regionale 4 agosto 2011, n. 16 (Norme in materia di organizzazione e personale), relativa ai contratti di collaborazioni coordinate e continuative” disinnesca la minaccia dei “sacrifici” imposti dai sardi.

Spiega il Corriere della Sera. “L’emendamento assegna ai consiglieri regionali le indennità di base attribuite nel 2003, che era pari a circa 9.263 euro (secondo dettagliate fonti di stampa dell’epoca), mentre la cifra del 2011 era di 9.023 euro”. Evviva la democrazia diretta?