Referendum, ultimi comizi. Renzi: “20 anni in 48 ore”. Grillo: “Paese spaccato”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 dicembre 2016 19:22 | Ultimo aggiornamento: 2 dicembre 2016 21:21
Referendum, ultimi comizi. Renzi: "20 anni in 48 ore". Grillo: "Paese spaccato"

Referendum, ultimi comizi. Renzi: “20 anni in 48 ore”. Grillo: “Paese spaccato” (Statuine di Renzi e Grillo nel presepe di San Gregorio Armeno, a Napoli. Foto Ansa)

ROMA  –  Negli ultimi comizi prima del silenzio elettorale alla vigilia del referendum costituzionale el 4 dicembre i toni si fanno sempre più accesi tra sostenitori del Sì e del No. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ribadisce che non è un voto su di sé ma sulla riforma Boschi e avverte: “Ci giochiamo in 48 ore il futuro dei prossimi vent’anni”. Dal canto suo il leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo, dopo i toni estremi delle ultime settimane, ammette che il Paese “è spaccato sia che si vinca sia che si perda”. E poi annuncia, quasi sapesse che il Sì vincerà: “Il fallimento è poesia. Non avrò grandi scompensi lunedì, in caso di sconfitta, perché anche se perdiamo sarà una perdita straordinaria, che ci darà ancora più forza”.

Nel mirino del leghista Matteo Salvini finisce il contestatissimo voto degli italiani all’estero, ai quali Renzi nei giorni scorsi ha anche inviato una lettera, e che si è concluso nel pomeriggio di oggi, venerdì 2 dicembre: “Voti inventati per il Sì all’estero”, dice il segretario del Carroccio.

“Ci giochiamo in 48 ore il futuro dei prossimi vent’anni” ha detto Renzi aprendo il comizio di Palermo, prima di trasferirsi a Firenze per chiudere la campagna elettorale. “La differenza la faranno poche migliaia di voti. Perciò scaricate la rubrica del telefonino e andate a lavorare concretamente con le persone” aveva detto ieri a Napoli. “Ci sono gli indecisi e ci sono un sacco di bufale in giro. Io sono molto ottimista, ma non mi fate fare gesti scaramantici qui a Napoli”.

E sulla possibilità che si vada ad elezioni anticipate in caso di vittoria del Sì al referendum il premier ha detto: “Tutti questi retroscena fantapolitici non li prendo nemmeno in considerazione… Io non vado ad elezioni anticipate perché non dipende dal presidente del Consiglio ma dal Presidente della Repubblica e dal Parlamento”.

Sulle dimissioni del premier in caso di vittoria del No è stato invece il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio ad esprimersi:  “Se dovesse vincere il No il sole sorgerà comunque, l’Italia è un Paese molto forte, ha istituzioni molto solide. Qualche fibrillazione sarebbe ovvia, nel senso che noi vogliamo essere onesti, vogliamo semplicemente dire che se non abbiamo convinto gli italiani ne prendiamo atto. Non diremo che abbiamo quasi vinto se dovessimo perdere. Io sono stato con Matteo Renzi fin dall’inizio, ci siamo dati come stile quello della franchezza, vogliamo superare questi riti della politica vecchia, che non prende atto quando i cittadini danno segnali. Andare al Quirinale se dovesse vincere il No sarebbe un atto di onestà nei confronti dei cittadini”, ha detto l’ex sottosegretario ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano.

Da Torino, tappa finale del Tour per il No al referendum, Grillo prende atto della lacerazione del Paese, a cui sicuramente hanno contribuito anche i toni eccessivi di questa campagna elettorale: “Siamo un Paese spaccato sia che si vinca sia che si perda. Siamo alla stasi mentale, è una situazione da guardare dal punto di vista neurogastrologico. Devi reagire qui, devi reagire qui”, aggiunge Grillo battendosi il pugno sullo stomaco.

Lo stesso leader del Movimento 5 stelle ha annunciato di voler denunciare il presidente del Consiglio per “abuso di credulità popolare” per aver mostrato un facsimile della scheda per l’elezione dei futuri senatori.

“La scheda ci sarà, i cittadini voteranno i senatori. Grillo se vuole andare in tribunale a denunciarmi faccia, magari a Palermo, dove sanno qual è la strada”, ha replicato Renzi, riferendosi al caso delle firme false del Movimento 5 stelle nel capoluogo siciliano. “Ma il reato è depenalizzato, i Cinque stelle non se ne sono accorti perché in Parlamento non vanno spesso. Ma Grillo è salvo per aver parlato di scie chimiche e sirene…”.