Regionali, Berlusconi accende la platea del Pdl: “Stanno facendo una porcheria”

Pubblicato il 11 Marzo 2010 18:18 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2010 18:54

Il premier Berlusconi si scatena dal palco del Pdl a Roma, infiamma la platea  attaccando giudici e sinistra: «Stanno tentando di fare una grande insopportabile porcheria». Dopo la conferenza stampa di ieri 10 marzo, il Cavaliere torna sul “pasticiaccio brutto” delle liste e per nulla sconfitto, anzi dice che si sente «tanta energia addosso» che batterebbe «anche Carnera», rinnova il suo sostegno alla candidata del centrodestra, Renata Polverini.

Torna sulla doppia bocciatura della Lista nel Lazio e non ha dubbi: «non è un caso ma mi sembra un disegno molto ben pensato». «Il Tar della Lombardia ha fatto giustizia – dichiara – ma voi pensate alla mentalità dei giudici dell’ufficio elettorale di Milano. Hanno contestato le nostre liste senza avere nessuna qualifica quando invece le liste della sinistra avevano molte irregolarità. A un certo punto esce anche una magistrata che, guarda caso, ha il ritratto del Che in un angolo dell’ufficio…» aggiunge il premier, ricostruendo il momento della consegna delle liste del Pdl della Provincia di Roma per le elezioni regionali del Lazio.

Il capo del governo ribadisce che «i responsabili del partito non hanno nessuna colpa per quello che è accaduto: li ho interrogati per ore ma anche tra di noi hanno fatto passare l’idea che abbiamo fatto un pasticcio, ma non è così. Abbiamo presentato liste in tutta Italia e non abbiamo avuto problemi ma, guarda caso, proprio nelle due situazioni più importanti c’è stato qualche problema. La magistratura di sinistra, quella politicizzata che usa i suoi poteri a fini politici, ha dettato i tempi di questa campagna elettorale».

Berlusconi è un fiume in piena: «Abbiamo mandato in Afghanistan i nostri militari per riportare il diritto di voto e le elezioni e nella nostra capitale ci viene interdetto di poter votare». Il capo del governo torna ad attaccare giudici, opposizione e stampa: «È il colmo l’atteggiamento di questa magistratura, di questi signori della sinistra e di questi giornali che mettono tra virgolette le parole del presidente del Consiglio che non ha mai pronunciato. Vergogna!». «Grazie ai loro mezzi di stampa – aggiunge – la sinistra si è inventata tutto. Noi dobbiamo parlare con i nostri elettori. E tutti voi dovete avere la cronistoria che ho spiegato ieri». Per Berlusconi i candidati del Pdl dovranno «spiegare tutto quanto fatto dal governo: da Napoli a L’Aquila alla politica estera che ci dà prestigio nel mondo. Dalla riforma della scuola alla P.A.. Dalla riforma della giustizia a quella della sanità. Il governo ha ben meritato».

A proposito della manifestazione di sabato dell’opposizione, Berlusconi dice: «Sfileranno a braccetto il campione del giustizialismo Antonio Di Pietro, il campione della faziosità politica Bersani, e la campionessa della cultura radicale Emma Bonino. Un amalgama terrificante», cui il centrodestra risponderà in maniera «forte e dura», con una manifestazione «non contro ma per qualcosa: per il diritto di voto, per la nostra libertà».

Una battuta anche sull’eliminazione del Milan dalla Champions League: «Ieri un senatore mi ha detto che voleva piangere. Io gli ho detto: ‘io piango e ci metto anche il grano…».

Al premier risponde a distanza Emma Bonino: «Cerchiamo di capire che nelle prossime due settimane di anomalie ne vedremo molte – ha affermato la candidata per il centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio. – Berlusconi farà l’agitatore di campagna elettorale, come se il candidato fosse lui. E il sindaco ha deciso che Roma non ha più problemi, perché è impegnato a fare altro».

E non tarda la reazione di Pier Luigi Bersani: «Berlusconi ormai è un disco rotto, a Berlusconi dico basta!». Da Reggio Emilia il leader del Pd replica agli attacchi a sinistra, stampa e magistratura del premier: «Cosa dovrebbero dire tutte quelle liste che sono state escluse in queste elezioni e tante volte nelle elezioni precedenti? Basta, finiamola qui, mettiamoci a discutere dei problemi che interessano alla gente».