Regionali Lazio, Picozza: “Corviale non è un quartiere dormitorio, c’è grande fermento culturale”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 febbraio 2018 13:01 | Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2018 13:03
Regionali Lazio, Picozza: "Corviale non è un quartiere dormitorio, c'è grande fermento culturale"

Carlo Picozza a Corviale

ROMA – “A Corviale c’è un grande fermento culturale, non è un quartiere dormitorio”. Lo ha sottolineato il capolista della Civica Zingaretti Presidente, Carlo Picozza, durante la sua visita nel complesso residenziale a sud-ovest della Capitale.

“La Regione potrebbe riservare uno spazio per un presidio medico che risponda a un fabbisogno di cure dedicate a chi ha un codice bianco, una patologia risolvibile fuori dal pronto soccorso – ha specificato Picozza – Penso a una Ucp (unità di cure primarie), con medici di base che per 12 ore al giorno integrino l’assistenza, come nel caso di quello a Piazza Istria, nel quartiere Africano. Poi, se collocata in un punto giusto, anche una farmacia dei servizi, un luogo di prossimità dove il farmacista o l’infermiere garantiscano un’assistenza di base al cittadino. Un po’ quello che faceva il farmacista di una volta, però formalizzando questo ruolo”.

Corviale doveva rimanere una realtà urbana autonoma, la gente non sarebbe dovuta uscire dal borgo. L’utopia è però fallita e il complesso resta una delle più controverse opere architettoniche dell’Italia post-bellica. Questo non ha impedito la nascita e lo sviluppo di attività sociali e culturali, dalla biblioteca al centro servizi, dal calcio sociale ai luoghi dedicati alla pittura, street art e scultura. “Bisogna creare delle opportunità, usando spazi e ambienti in grado di interpretare il fabbisogno di socialità delle persone” ha sottolineato il candidato.

A Repubblica Carlo Picozza si è occupato per anni di cronache legate alla sanità. “Chi mi conosce sa che ho fatto questa scelta con il cuore e con la testa – ha dichiarato il giornalista – Se dovessi sedere in Regione Lazio non cambierei, sarei autentico, resterei un rompiscatole”. Picozza si batte da tempo per una sanità che rimetta al centro l’individuo. Un nuovo umanesimo, che sia parte integrante della fase di guarigione del paziente.

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