Elezioni regionali Lazio, Picozza: “Senza Terzo Settore saremmo tutti più poveri”

di Silvia Di Pasquale
Pubblicato il 2 marzo 2018 11:21 | Ultimo aggiornamento: 2 marzo 2018 11:21
Regionali Lazio, Picozza: "Senza Terzo Settore saremmo tutti più poveri"

Carlo Picozza

ROMA – “Senza il Terzo Settore saremmo tutti più poveri non solo economicamente ma anche culturalmente” spiega Carlo Picozza, capolista della Lista Civica Zingaretti Presidente alle prossime elezioni regionali del Lazio. “Finora l’integrazione socio sanitaria è rimasta al palo perché la sanità e il suo deficit hanno drenato risorse al settore sociale, però con i conti ormai sotto controllo, si comincerà a riprendere in mano le politiche del welfare, dello Stato sociale, per dare sicurezze aggiuntive a decine di migliaia di persone che vivono sotto la soglia della povertà” precisa il giornalista.

Per avere una breve panoramica di ciò che il Terzo Settore rappresenta per la Regione Lazio, abbiamo interpellato Francesca Danese, portavoce del Forum del Terzo Settore del Lazio, già assessore tecnico alle Politiche sociali e abitative del Comune di Roma nella Giunta Marino.

“Il Forum del Terzo Settore del Lazio è una realtà molto importante – sottolinea Danese –  E’ composto da 5200 realtà tra cooperative di tipo A, B, associazioni di volontariato e di promozione sociale. Siamo una realtà regionale molto presente in  tutti gli ambiti, da quello socio sanitario a quello culturale. Abbiamo strutture dove possono fare attività sportiva i figli delle famiglie in difficoltà. C’è il volontariato che si occupa di invecchiamento attivo, una realtà importantissima. Poi una rete straordinaria, che si occupa di immigrazione e inserimento lavorativo e che tanto ha lavorato sul tema della buona accoglienza. Abbiamo moltissima cooperazione di tipo B, che ha permesso l’inserimento nel mondo del lavoro delle fasce svantaggiate”.

Dall’inizio dell’anno le rappresentanze sociali stanno lavorando per spingere all’approvazione del Piano sociale, necessario per rendere operativa la legge regionale sul welfare del 2016. “Chiediamo che il Piano venga fatto velocemente, non appena insediato il nuovo consiglio regionale. Il tema vero in questa regione è anche l’integrazione socio-sanitaria. Questo per noi è un punto decisivo” specifica Danese. C’è anche la questione delle politiche abitative: “Sul tema casa da troppo tempo non si fa una politica seria e da troppo tempo rimane distinto dalle politiche di welfare. Ci deve essere un’integrazione”. Per quel che riguarda la lotta alla povertà e all’esclusione: “Abbiamo sempre più donne sole con una persone più anziana cui assistere e fra i senza dimora ormai troviamo anche giovani ora” ricorda Danese.

La portavoce del Forum si sofferma sull’importanza di avere a disposizione un fondo per i piccoli comuni, in primis quelli terremotati. “Il Lazio ha una ferita aperta nell’Appennino. Ci sono delle persone che sono rimaste, non sono andate via e lavorano nelle cooperative. Vogliamo sostenere quell’economia, aiutare”. Infine la tutela del patrimonio artistico e culturale. “Siamo coloro che fanno il benessere delle comunità, siamo un mondo che rappresenta un milione di persone” conclude Francesca Danese.

Sul terzo settore abbiamo sentito anche Giovanni Valentini, dirigente della struttura di riabilitazione psichiatrica non clinica Progetto Itaca Roma.

“Da alcuni studi del Censis, pubblicati nel 2016, si  evince che la fiducia della popolazione italiana è all’1,6 % per i partiti politici mentre per l’associazionismo sociale e il volontariato è al 44% – afferma Valentini –  Questo è un dato importante che inquadra subito la situazione e fa capire perché le associazioni sono sempre di più un punto di riferimento, in particolare quelle come le nostre che forniscono servizi gratuiti alle famiglie con persone che hanno disagi mentali. Rappresentiamo una risposta a dei bisogni concreti e reali che non trovano sufficienti soluzioni nel servizio pubblico”. “Il lavoro che noi facciamo  – continua Valentini – è quello di aiutare i pazienti a rivedere loro stessi come persone, un passaggio di prospettiva da una visione malato-centrica a una persona-centrica“.