Regionali Lazio, il Consiglio di Stato ha deciso: lista Pdl esclusa e no al rinvio del voto

Pubblicato il 20 Marzo 2010 18:53 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2010 20:17

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello presentato dal Pdl contro la mancata ammissione della lista provinciale di Roma. In base a questa decisione la lista provinciale del partito è esclusa dalle prossime elezioni regionali.

I legali del centrodestra avevano impugnato l’ordinanza emessa mercoledì scorso dal Tar del Lazio, con la quale i giudici amministrativi avevano respinto la richiesta di sospendere il provvedimento di mancata ammissione alla competizione elettorale della lista Pdl provinciale di Roma – lista ripresentata lo scorso 8 marzo a seguito del decreto legge interpretativo – da parte dell’ufficio elettorale centrale presso la Corte di Appello.

Bocciato anche l’eventuale rinvio delle elezioni nel Lazio: si vota il 28 e 29 marzo. La Regione Lazio ha infatti respinto la richiesta avanzata da Vittorio Sgarbi di rinviare le elezioni regionali.

Ed è proprio il leader della Rete Liberal a commentare a caldo da piazza San Giovanni la decisione della Regione Lazio: «Non applicano le regole; è il fascismo globale: sono dei mascalzoni, dei delinquenti peggio dei comunisti e vanno presi a calci nel culo…e sono anche dei pedofili». «Hanno deciso con ciò di perdere le elezioni», ha sostenuto Sgarbi.

Quanto alla esclusione della lista del PdL, il critico d’arte ha parlato di «ingiustizia di sostanza». «Dove potrebbero applicare le regole non le applicano: è fascismo globale».

Il decreto legge è applicabile anche nella Regione Lazio. Lo scrivono i giudici della V sezione del Consiglio di Stato nell’ordinanza con la quale hanno respinto l’appello proposto dal Pdl Roma contro l’esclusione della lista per le prossime regionali nel Lazio. Per la Consulta la documentazione fornita dai delegati del Pdl non era completa e dunque resta insufficiente la sola presenza in Tribunale dei delegati entro l’orario di consegna della lista.

Per i giudici amministrativi di secondo grado infatti «non deve ritenersi raggiunta la prova della sussistenza di una delle condizioni per la presentazione della lista entro il nuovo termine fissato dal dl, mancando la dimostrazione del possesso in capo ai delegati della ‘prescritta documentazionè e non potendo essere condivisa la tesi degli appellanti circa la necessità della sola prova della presenza nei locali del tribunali all’orario prescritto».

La questione di costituzionalità del decreto legge non è rilevante perchè il Pdl, che ha presentato appello al Consiglio di Stato, non avrebbe alcun beneficio da un pronunciamento su questa materia perchè il partito non aveva ciò che il dl prevede per la presentazione della lista. È quanto rilevano nell’ordinanza i giudici del Consiglio di Stato.

«Le questioni di costituzionalità del dl prospettate dal Pdl sono prive del requisito della rilevanza – si legge nell’ordinanza – e non necessitano quindi di delibazione sotto il profilo della manifesta infondatezza, non potendo le parti appellanti trarre beneficio dalle contestate disposizioni del dl per l’assenza delle condizioni richieste dallo stesso decreto per la presentazione delle liste». «Non è quindi sufficiente, come sostenuto dagli appellanti, la prova della presenza dei delegati all’interno dei locali del tribunale entro le ore 12 ma è necessario dimostrare anche il possesso della documentazione prescritta per la presentazione della lista», concludono i giudici.