Regionali, leader in piazza: Renzi tira dritto, Grillo “impresentabile”, Salvini anti-rom

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2015 23:55 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2015 2:20
Regionali, leader in piazza: Renzi tira dritto, Grillo "impresentabile", Salvini anti-rom

Matteo Renzi, Beppe Grillo, Matteo Salvini

FIRENZE – I leader politici sono scesi in piazza per concludere la campagna elettorale delle Regionali di domenica 31 maggio. Elezioni avvelenate, a meno di 48 ore dal voto, dalla lista di impresentabili licenziata dalla Commissione Antimafia. Il premier Matteo Renzi è tornato nella sua Firenze a sostegno del governatore uscente Enrico Rossi. In casa ha giocato anche Beppe Grillo che da piazza Ferrari a Genova ha invitato gli elettori liguri ad un voto-bazooka in sostegno della candidata M5s, Alice Salvatore. Matteo Salvini ha scelto invece Verona per lanciare i suoi strali anti-rom nel comizio in sostegno del candidato “spacca-Lega” Luca Zaia.

A Firenze Renzi tira dritto. Alle spalle, una lunga giornata di polemiche per la decisione dell’Antimafia, guidata da Rosy Bindi di incasellare il candidato Pd in Campania, Vincenzo De Luca, tra gli impresentabili:

“Siamo in un momento in cui facciamo una cosa grande – esordisce – Finalmente abbiamo tolto di dosso al Paese un po’ di polvere”. E poi: “Ve lo dico in queste ore di difficoltà. Il Pd non è un’accozzaglia di gente. E’ una comunità pronta a sfidare un partito repubblicano, speriamo in salute ma non troppo forte, dove non si insulta e dove non si aspetta tutte le volte che accada una disgrazia per metterci sopra il carico di odio, come fanno Salvini a Grillo”.

Poi rivolgendosi proprio a chi tenta di terremotare le elezioni per colpire indirettamente il suo governo, risponde: “A chi cerca il pelo nell’uovo per cercare di bloccare il percorso di cambiamento dico che non si gioca sulla pelle del segretario del Pd. Ci penseranno gli iscritti del Pd al congresso del 2017. Non c’è bisogno di perdere una regione per cambiare un segretario di partito. Chi ha tentato in Liguria di distruggere il Pd, sappia che non ce la farà. E’ un messaggio che vale per tutto il paese”. E poi: “Quello che è avvenuto in Liguria, dove c’è stata una caccia all’uomo, anzi alla donna, è inaccettabile”.

In contemporanea a Genova andava inscena il comizio di chiusura per la candidata del centrosinistra Raffaella Paita, sostenuta da un “quartetto rosa” di ministre: Maria Elena Boschi, Marianna Madia e Roberta Pinotti e il vicesegretario Pd Debora Serracchiani.

Sempre da Genova si è svolto il comizio di Beppe Grillo in favore di Alice Salvatore, che subito si è giocato la carta degli impresentabili: “Io sono il più impresentabile di tutti – ha esordito – Ho condanne e processi in corso ma non sono mai entrato in Parlamento”. Per poi prendersela con Renzi: “Ritardato morale, che vende illusioni e tranquillità. Va in tv e quando due bisticciano, lui gode, poi sta zitto e tranquillizza. Lui dice: “noi siamo per il fare non per distruggere, noi facciamo e gli altri distruggono”. La sua pochezza viene presa per profondità”.

Da buon genovese, l’ex comico si appropria anche dell’eredità di De Andrè: “Fabrizio, era un anarchico, ma oggi sarebbe con noi”. Poi l’appello diretto per il voto: “Non andate in vacanza domenica, prendete la penna, che è un bazooka, e andate a mettere un segno sul nome di Alice Salvatore. Se non lo fate perdiamo l’occasione per entrare nelle Regioni e riformarle dall’interno”.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, è andato a Verona per sostenere il governatore uscente Luca Zaia proprio in casa dell’altro candidato ex leghista, il sindaco di Verona Flavio Tosi. Il leader del Carroccio è stato contestato da uno sparuto gruppo di antagonisti bloccati dalla polizia non lontano da piazza Dante, dove si è tenuto il comizio.

“Quei mentecatti dei centri sociali – ha detto Salvini in piazza – quella gente che vuole lanciare fumogeni in piazze come questa dove ci sono mamme e bambini è gente che ha problemi. E visto che chi ha problemi noi li capiamo, quando avremo finito con i campi rom cominceremo con i centri sociali”. E poi attacchi e fischi contro le ex-ministre Cécile Kyenge ed Elsa Fornero.

Salvini ha poi proseguito con la solita polemica anti rom: “Normalità vuol dire sostegno alle forze di polizia, castrazione chimica per pedofili e stupratori. Chiuderemo i campi Rom dal primo all’ultimo (mentre la folla urlava: “La ruspa!”) e denunceremo tutti quelli che ci danno dei nazisti. I veri razzisti stanno a sinistra. Noi non facciamo morire i migranti in mare, diciamo che vanno aiutati a casa loro.

Nel dibattito ha fatto capolino anche il leader di Ncd Angelino Alfano, in Liguria per sostenere il candidato di centrodestra Giovanni Toti, rivendicando i meriti del suo partito: “Abbiamo un merito in Liguria: aver concorso alla deflagrazione del Partito Democratico facendo dividere in due il Pd, da una parte i riformatori, dall’altra un po’ di residuo di quei comunisti che Renzi ha mandato a casa”. E ha aggiunto: “La realtà è che ha mandato a casa più comunisti Renzi in venti mesi che Berlusconi in venti anni. Oggi noi partecipiamo a una gara tra una sinistra riformatrice e un centrodestra che non è a guida leghista”.