Regionali. Mastella: “In esilio solo mia moglie, gli altri sono tutti a casa”

Pubblicato il 15 Marzo 2010 16:46 | Ultimo aggiornamento: 15 Marzo 2010 19:57

Clemente Mastella e Sandra Lonardo

«Prendo atto, e sono contento per loro, che nella inquietante vicenda giudiziaria che ancora ci accompagna oggi sono tutti liberi e nelle proprie case». Lo dice il leader dell’Udeur, Clemente Mastella, sostenendo che «solo nei confronti del presidente Lonardo, peraltro candidata alle regionali della Campania, resta stranamente in vigore da 5 mesi la misura interdittiva dell’esilio».

Lo sfogo del leader dell’Uder arriva quando già nell’aria c’era il sentore che il gup di Napoli, Eduardo De Gregorio, avrebbe respinto l’istanza di revoca del divieto di dimora nei comuni della Campania, disposto lo scorso anno nei confronti del presidente del consiglio regionale della Campania Sandra Lonardo Mastella nell’ambito dell’inchiesta sulle assunzioni all’Arpac, l’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente.

La revoca è ormai ufficiale. Nell’istanza, presentata dagli avvocati Alfonso Furgiuele e Severino Nappi, si faceva riferimento anche alla esigenza di assicurare alla Lonardo, capolista dei Popolari-Udeur alle prossime regionali, la possibilità di poter svolgere sul territorio la campagna elettorale. A quanto si è appreso, nel provvedimento di rigetto il giudice afferma che, tra l’altro, la campagna elettorale può essere svolta oggi anche a distanza grazie alle moderne tecnologie.

Mastella non si risparmia: «Come cittadino e come marito sono serenamente amareggiato e mi interrogo sui reali motivi di quella che appare come una vera e propria persecuzione giudiziaria. Anche se, essendo stato Guardasigilli ed avendo conosciuto la correttezza della magistratura, continuo ad avere grande fiducia nella giustizia».

«Comunque, mentre per cultura non sono portato ad aprire guerre di religione, non posso non sottolineare – conclude il leader dell’Udeur – che dal 2006, quando sono diventato ministro della Giustizia, altri hanno aperto nei miei confronti una inspiegabile guerra ideologico-giudiziaria».