Regione Sicilia. Crocetta tira dritto: “Licenzierò l’ufficio stampa”

Pubblicato il 20 novembre 2012 11:16 | Ultimo aggiornamento: 20 novembre 2012 13:13
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Regione Sicilia: la crociata del presidente Rosario Crocetta per licenziare l’ufficio stampa a Bruxelles formato solo da capiredattore

ROMA – Regione Sicilia. Il neo presidente Rosario Crocetta tira dritto: l’ufficio stampa “milionario” con distaccamento a Bruxelles con un addetto superpagato (21 giornalisti tutti con contratto da capo-redattore) lui lo vuole licenziare. Costano troppo (3 milioni 200 mila euro l’anno), svolgono un ruolo inappropriato, sono stati assunti senza una regolare gara o un concorso. E il contratto a tempo indeterminato, dietro il quale si fanno scudo i giornalisti presi di mira (spalleggiati da sindacato nazionale e regionale)? Per Crocetta nemmeno quello è un problema, una sentenza della Corte dei Conti gli darebbe ragione.

Il vulcanico ex sindaco anti-mafia non vuol passare da spietato tagliatore di teste: in effetti ha appena confermato 26 mila forestali e 22 mila precari degli enti locali (numeri abbastanza impressionanti ma è un’altra storia). Ma per quei giornalisti è giunto di risolvere il rapporto di lavoro: “Secondo me con ventuno capiredattori si stampano Repubblica e Corriere della Sera insieme, questo è diventato un posto fisso senza concorso Crocetta – Adesso si avvia una selezione, perché uno non può fare il portavoce di una voce che non gli è vicina. Se fanno vertenza? Che la facciano”.

Il combattivo Crocetta non ha paura della sfida: “Da sindaco di Gela ho licenziato la moglie di un capomafia, figurarsi se mi faccio intimidire dalla casta dei giornalisti“. Sì, perché i giornalisti sono in stato di agitazione. Tutti i componenti dell’ufficio stampa prendono onorari in media tra i 4 mila e i sei mila euro netti al mese, con l’eccezione di Gregorio Arena che vanta uno stipendio di 12 mila euro al mese. Non ci stanno a essere licenziati e sventolano, oltre al contratto con la Regione, la sentenza della Corte dei Conti che scagionava in appello l’ex governatore Cuffaro (quello che assunse tutti a chiamata), il suo successore Lombardo e l’ex capo dell’ufficio legale dalla condanna in primo grado da circa 6 milioni di euro per danno all’erario. Se non c’è stato danno, ragionano i giornalisti, non c’è stata nemmeno assunzione illegittima.

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Crocetta, però, si affida a un’altra sentenza della Corte dei Conti, stavolta del tutto sfavorevole ai giornalisti in stato di agitazione: “il rapporto di collaborazione professionale è caratterizzato da assoluta precarietà nel senso che in qualsiasi momento può essere oggetto di risoluzione” perché di natura fiduciaria. Quel rapporto di fiducia si è incrinato in maniera irreparabile, Crocetta non vuol più saperne di loro. Si attendono sviluppi. Riuscirà il prode Crocetta a vincere la sua crociata moralizzatrice?