Renato Brunetta e Denis Verdini, “teste di cuoio” contro Enrico Letta

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Giugno 2013 12:04 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2013 12:04
Renato Brunetta e Denis Verdini, "teste di cuoio" contro Enrico Letta

Renato Brunetta e Denis Verdini, “teste di cuoio” contro Enrico Letta

ROMA – Renato Brunetta da una parte, Denis Verdini dall’altra, fanno l’effetto di due “teste di cuoio” contro Enrico Letta. Il primo non perde occasione per criticare il governo, governo in cui siede anche il Pdl ma guidato da Letta, appunto; e il secondo confeziona report a scadenza regolare per Berlusconi, così almeno scrive il Corriere, il cui succo è: crisi di governo il prima possibile.

Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera, giovedì ha inanellato una serie di stilettate contro il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. Un “tecnico”, quindi esterno ai partiti, ma pur sempre uomo scelto da Letta. E sull’affaire derivati, su cui l’Italia rischia una perdita miliardaria, Brunetta ha attaccati: “Lo stato delle finanze italiane è come la formula della Coca Cola, è un segreto. C’è una totale opacità nel ministero dell’economia”. E poco prima a proposito dell’Iva aveva detto: ”Le attuali coperture non sembrano accettabili a tutta la maggioranza. Che senso ha sospendere l’aumento dell’Iva aumentando gli anticipi di fine anno su tutte le altre tasse. Mi sembra una partita di ‘raggiro’. Ci aspettavamo di più dal ministro Saccomanni”.

E Verdini? A Berlusconi suggerisce: elezioni a ottobre per sottrarsi al logorio del governo larghe intese e soprattutto alla morsa dei giudici che con Ruby hanno già dato prova di sé. Verdini scrive, secondo il Corriere, una serie di report regolari per Berlusconi:

È tutto nero su bianco, il dirigente del Pdl ha sviluppato la trama del suo racconto in vari capitoli, che poi sono i famosi report inviati ogni settimana a Berlusconi. In quelle pagine c’è scritto che «a fronte di una situazione economica drammatica, si aprono grandi spazi di azione politica». A un Paese allo stremo e che ha «ormai esaurito anche il grasso di scorta», bisogna proporre «soluzioni alternative» rispetto a quelle adottate dai governi Monti e Letta: una politica «non contro l’Europa ma contro questa Europa», a cui andrebbe detto posto una sorta di ultimatum, della serie «o cambi o cambiamo noi»; un intervento «drastico» sul debito pubblico unito a un «forte taglio» delle tasse; e ovviamente la riforma della giustizia.