Renzi-Berlusconi, accordo: premio maggioranza col 40%, Italicum entro 2014, voto nel 2018

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 novembre 2014 19:35 | Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2014 21:03

ROMA – Al termine dell’ottavo incontro in 11 mesi, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi comunicano di aver trovato un accordo sulle modifiche all’Italicum, cioè alla riforma della legge elettorale, che vogliono approvata entro il 2014. Quanto al voto, i due leader concordano sull’andare a elezioni nel 2018, scadenza naturale della legislatura.

“L’impianto dell’accordo è oggi più solido che mai”. I punti dell’intesa sono la volontà di alzare al 40% la soglia per il premio di maggioranza e di introdurre “le preferenze dopo i capilista bloccati in 100 collegi”. Significa che nel prossimo Parlamento ci saranno 100 nominati dai partiti e il resto eletti con le preferenze. Quindi accordo anche sulla reintroduzione limitata delle preferenze.

Non c’è invece un accordo sul fatto se il premio di maggioranza vada alla coalizione o alla lista e sulla “soglia di sbarramento”, la percentuale minima di voti che un partito deve prendere per entrare in Parlamento. Renzi e Alfano si erano trovati su una soglia abbassata al 3% Berlusconi la vuole più alta. Non si sa se il compromesso si troverà al 3,5% o al 4.

Infatti il comunicato evidenzia “differenze sulla soglia minima e sul premio alla lista invece che alla coalizione” che comunque non dovrebbero impedire – altro punto dell’accordo – che la legge elettorale venga votata entro il 2014 e che la riforma del Senato venga approvata entro gennaio 2015.

L’accordo è che la legislatura arrivi fino al 2018: non si vota prima di altri tre anni e mezzo, quindi:

“Anche su fronti opposti maggioranza e opposizione potranno lavorare insieme nell’interesse del paese e nel rispetto condiviso di tutte le istituzioni. Questa legislatura che dovrà proseguire fino alla scadenza naturale del 2018 costituisce una grande opportunità per modernizzare l’Italia”.

L’accordo è di “andare d’accordo” e di comunicare a chiunque si opponga a una veloce riforma elettorale che non c’è spazio. Un “tagliando” al Patto del Nazareno che lascia a Renzi il comando delle operazioni e assicura a Berlusconi una centralità nei giochi politici, molto utile in vista delle elezioni del successore di Giorgio Napolitano.

L’ottavo summit Renzi-Berlusconi svoltosi a Palazzo Chigi come l’ultimo di sette giorni prima, è durato poco meno di due ore. Anche questa volta con Berlusconi c’era Gianni Letta, e anche questa volta Denis Verdini è arrivato da Renzi prima dell’ex premier. Con l’attuale presidente del Consiglio c’erano il suo sottosegretario Luca Lotti e il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini.

Berlusconi giusto ieri era riuscito a compattare il suo partito: ok al “tagliando” al Patto del Nazareno, ok all’Italicum, in cambio di un’opposizione più dura sui temi economici, sancita da un documento contro la Legge di Stabilità, che dovrebbe fare contenti Raffaele Fitto e Renato Brunetta.

Il Movimento 5 Stelle resta alla finestra. Beppe Grillo ha dichiarato da Bruxelles:

“Noi abbiamo già presentato una nostra proposta, ma anche il Consultellum ha una sua logica, ci va bene. Noi siamo pronti ad un confronto aperto, apertissimo. Non mi piacciono questi confronti di nascosto, nei retrobottega”.

Ora Renzi dovrà far ratificare alla direzione del Partito Democratico – prevista per le 21 – il contenuto dell’accordo con Berlusconi. Pippo Civati e i suoi non saranno presenti

“Perchè ormai queste occasioni servono a Renzi per distrarre i media dai suoi guai, hanno la funzione del circo nell’Antica Roma e i suoi interlocutori – ai quali si chiede di esserne lieti – il ruolo dei cristiani da far sbranare”.