Renzi-Berlusconi, le ombre dell’accordo firmato “alla luce del sole”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 gennaio 2014 20:48 | Ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2014 8:05
Renzi-Berlusconi, le ombre dell'accordo firmato "alla luce del sole"

Renzi-Berlusconi, le ombre dell’accordo firmato “alla luce del sole”

ROMA – Il Partito Democratico si spacca, i partitini, in ordine sparso, insorgono, Alfano scalpita: l’accordo tra Renzi e Berlusconi, il patto per la nuova legge elettorale, per la riforma del titolo V e del Senato, “l’accordo firmato alla luce del sole” nasconde, in realtà, molte ombre.

C’è il problema delle circoscrizioni a livello provinciale, “le liste corte e bloccate”. Un “giochetto” che sembra fatto a posta per aggirare la Corte costituzionale e che, in sostanza, nasconde un ritorno al futuro: in molti ricordano quando Berlusconi, per aggirare i limiti della Corte cosituzionale che un tempo aveva vietato le trasmissioni tv in simultanea sul territorio nazionale, si era inventato il gioco delle cassette, tutte uguali con la stessa pubblicità mandate in onda a pochi minuti l’una dall’altra dalle varie sedi di Canale 5, che all’epoca era la sola tv di Berlusconi.

Non ci saranno preferenze da esprimere, “ma il rapporto con l’elettore verrà assicurato dai pochi nomi per partito che appariranno sulla scheda” come recita il Corriere della Sera. Esattamente il contrario di quello che chiedevano in molti, Cofferati compreso. 

Ci sono i tempi, sospetti. Sa infatti di messinscena per il popolo un incontro durato un’ora e dieci  al netto del pianto contro i giudici comunisti riferito da Renzi ( che sarebbe durato 50 minuti).
Nemmeno il Padre Eterno, che infatti ci ha messo sei giorni, in un’ora e dieci metterebbe assieme uno schema così complesso.

Chi ha definito il tutto? Verdini, che ha evidentemente una certa capacità di persuasione su Renzi, vista forse la comune origine fiorentina.
Poi non si capisce il senso di un Senato come quello ipotizzato. Costi ridotti? Sembra una delle tante favolette sui costi tagliati, come le province che in mano a Graziano Delrio, uomo di fiducia di Renzi, costeranno più di prima.

C’è poi lo sbarramento, del 5 per cento (o del 4) per i partiti che facciano parte di una coalizione e uno più alto, dell’8 per cento, per i partiti non coalizzati.

Sul premio di maggioranza il dibattito sembra aperto. E’ bene ricordare che Mussolini si impadronì della Camera con il 25% dei voti, che era all’epoca la soglia del premio. Poi c’è stata la famosa Legge Truffa nel 1953, cui i comunisti si opposero, quella che prevedeva che a chi avesse avuto il 50% dei voti sarebbe andato il 65% dei seggi. Basterebbe mantenere uno sbarramento serio, come in Germania, e i parittini sparirebbero