Renzi: “Dieci banche popolari entro 18 mesi devono diventare Spa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Gennaio 2015 18:04 | Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2015 20:42
Renzi: "Dieci banche popolari entro 18 devono diventare Spa"

Renzi: “Dieci banche popolari entro 18 mesi devono diventare Spa” (LaPresse)

ROMA – “Dieci banche popolari entro 18 mesi dovranno diventare Spa”, ovvero “Società per azioni”: lo ha annunciato il presidente del Consiglio Matteo Renzi presentando alla stampa il decreto su banche e investimenti appena approvato dal suo governo, al termine del Consiglio dei ministri. Un decreto nel quale si stabilisce che il costo di chiusura di un conto corrente sarà totalmente a carico della banca.

“Attraverso l’articolo 1 interveniamo sulle banche popolari, non su tutte, ma sulle banche popolari con un patrimonio superiore agli 8 miliardi. In Italia sono 10 che in 18 mesi dovranno superare il voto capitario e diventare spa. È un momento storico”.

Le “dieci banche con patrimonio superiore agli 8 miliardi” sono, in ordine di grandezza: Banco Popolare, Ubi (Unione banche italiane), Bper (Popolare Emilia Romagna), Bpm (Popolare Milano), tutte quotate in borsa così come le valtellinesi Creval e Popolare di Sondrio (al settimo e ottavo posto), mentre non sono quotate le due venete: Popolare di Vicenza e Veneto Banca (quinta e sesta). Al nono posto e quotata c’è anche Banca Etruria. La decima popolare, con un patrimonio di oltre 9 miliardi, è la più grande del Sud: la Popolare di Bari.

Perché, sostiene Renzi, in Italia “Abbiamo troppi banchieri e facciamo poco credito“. “Non si tratta di danneggiare la storia dei piccoli istituti ma far sì che le banche sul territorio siano all’altezza delle sfide europee e mondiali”.

“Aiutateci a far passare il messaggio vero: non sono finite le banche territoriali, le banche popolari restano tali, quelle molto grandi hanno 18 mesi per fare quello che chiede il mercato, cioè diventare società per azioni. Dopo 20 anni è una riforma storica”.

Ha parlato anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, spiegando una norma importante contenuta nel decreto legge su banche e investimenti: “Introduciamo una norma sulla portabilità dei conti correnti: essenzialmente vuol dire che il costo di chiusura è a carico della banca e va fatto in tempi relativamente rapidi, è qualcosa che va a beneficio dei consumatori”.

Padoan ha anche precisato alcuni dettagli sulla “riforma delle popolari”: “La scelta quantitativa” con l’applicazione del decreto a dieci grandi banche popolari  “concilia la necessità di dare una scossa forte preservando però in alcuni casi una forma di governance che ha servito bene il Paese”. “Andranno valutati in futuro altri suggerimenti di modifica della governance”. Dunque, “gradualità ma indirizzo chiaro“.

C’era un’altra norma molto attesa, non dai piccoli ma dai grandi investitori, quella sulle “regole certe” per chi investe grandi cifre in Itali”. Ma in questo decreto non ci sarà: lo ha spiegato il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi: “La norma non è stata introdotta, abbiamo ritenuto meglio focalizzarci su una serie limitata di articoli, altre idee serviranno per altri provvedimenti”. “È un decreto legge snello in attesa di un nuovo Capo dello Stato”, ha aggiunto Graziano Delrio.

Un’altra norma che non ci sarà il restyling del Fondo centrale di garanzia (che doveva essere esteso anche alle cartolarizzazioni per poter poi cedere i titoli alla Bce nell’ambito del piano di acquisti degli Abs mezzanine) previsto nelle prime bozze dell’Investment compact. A confermarlo il ministro Federica Guidi assicurando che della questione ci si occuperà “in un prossimo provvedimento”.