Renzi: “Generazione Leopolda ci mette la faccia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Dicembre 2015 1:15 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2015 1:15
Renzi: "Metodo Leopolda a Palazzo Chigi"

Matteo Renzi alla Leopolda (Ansa)

FIRENZE – “Senza Leopolda non sarei a Palazzo Chigi. Ma la generazione Leopolda è in posti difficili, non solo a Roma, e ci mette la faccia”. Esordisce così quest’anno Matteo Renzi all’apertura della kermesse fiorentina che lo lanciò sulla scena nazionale da ‘rottamatore’ sei anni fa. Ed è il momento delle rivendicazioni di quanto fatto, a dispetto degli “amici gufi – dice – che non passeranno un buon inverno”. Il riferimento ai “territori molto difficili” è Ciro Bonaiuto, sindaco di
Ercolano, uno dei presentatori della prima serata della Leopolda.

Fuori, c’è l’eco delle proteste degli obbligazionisti delle quattro banche salvate dal governo, che domenica scenderanno in piazza a Firenze. E il ritorno alla Leopolda è turbato dalla richiesta di dimissioni dello scrittore Roberto Saviano al ministro e volto storico della kermesse fiorentina, Maria Elena Boschi. I renziani nel sottopalco si scatenano: “Saviano come Salvini?”, domanda Ernesto Carbone.

La prima serata fiorentina serve proprio a rivendicare quanto fatto e difendere il “metodo Leopolda”. “Ogni volta che prendo decisioni difficili, penso a quello che direi per giustificare le scelte di fronte al popolo della Leopolda”, racconta Renzi, che difende il carattere politico, non partitico, della kermesse, invitando le “correnti” a tenersi alla larga. E attacca l’opposizione che “fa la ola” ogni volta che i dati economici vanno male, con buona dose di “tafazzismo”. La serata è dunque scandita da video “scandalosamente di propaganda, come quelli dei talk show, ma in positivo”, sorride Renzi.

Il premier inizia un po’ rigido, in giacca e cravatta blu. Poi ironizza sui ‘leopoldini’ che lo applaudono a ogni battuta (“Il culto della personalità no”) e di lì in poi si scioglie, resta in maniche di camicia e, da padrone di casa, dà il via a una ‘compilation’ di video sull’azione del governo: “Ci siamo stancati di vedere sempre video negativi, ora li distribuiamo sui social e partiamo con la propaganda”. Si parte dal lavoro, con l’intervento di Teresa Bellanova, sottosegretario e “storica sindacalista”. E il leader Dem non manca l’occasione di una battuta sul suo burrascoso rapporto con i sindacati: “Faccio notare che apriamo con una storica sindacalista… Domani è l’anniversario dello sciopero generale, lo celebreremo con una clip”. Ma già stasera in un video si legge: “Essere di sinistra non è difendere i totem ideologici della sinistra”.

E poi la scuola, “il campo su cui siamo più criticati”, la Rai – con l’intervento del consigliere Marco Fortis – e naturalmente Expo, con l’intervento di Giuseppe Sala, che tra po’ smetterà i panni di commissario per vestire quelli di candidato alle primarie e nel retropalco incontra Renzi. Non manca, naturalmente, un pensiero alle vicende internazionali: “I terroristi vogliono distruggere ciò che abbiamo e ciò che siamo”, sottolinea il premier. E allora l’unica risposta possibile, ribadisce, è “la difesa della nostra identità” e la cultura: “Non vogliamo essere dei numerini ma uomini, non delle bestie che vivacchiano”.

La platea è gremita e variegata: niente bandiere di partito. Ci sono parlamentari della maggioranza Pd e membri del governo (che domani parteciperanno ad un vero e proprio question time stile Parlamento) ma per ora nessuno dei volti noti che hanno caratterizzato le edizioni del passato: “Non abbiamo invitato i famosi, piuttosto qualcuno è diventato famoso grazie alla Leopolda”. Per domenica si annuncia però la presenza di un’ospite scomoda: Francesca Immacolata Chaouqui, imputata nel processo Vatileaks. “Renzi è l’unico che può salvare l’Italia”, dichiara. “Non venga per farsi pubblicità”, commenta il ministro Graziano Delrio. E lei, piccata: “Delrio, stai sereno…”.