Renzi: “No Berlusconi nel Governo”. Verdini: “Qualcuno in FI si sente già ministro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Gennaio 2015 11:47 | Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio 2015 11:47
Renzi: "No Berlusconi nel Governo". Verdini: "Qualcuno in FI si sente già ministro"

Renzi: “No Berlusconi nel Governo”. Verdini: “Qualcuno in FI si sente già ministro”

ROMA – Renzi: “No Berlusconi nel Governo”. Verdini: “Qualcuno in FI si sente già ministro”. Il giorno dopo lo strappo della minoranza Pd sull’Italicum nella partita comunque vinta dal presidente del Consiglio che ha imposto il patto del Nazareno, è il momento di ricucire, di ripristinare una linea unitaria (oggi riunione della segreteria). Se in privato Renzi mastica amaro per quello che considera un tentativo di golpe interno, in pubblico prova a smorzare le tensioni ma intanto ha dovuto smentire voci di un possibile ingresso di Forza Italia nel Governo dopo l’elezione del capo dello Stato, magari in sostituzione dei dissidenti Pd.

Nessun cambio di maggioranza, Forza Italia non entra al governo. L’accordo con Berlusconi, ribadisce Renzi a tutti quelli che lo chiamano, «è solo sulle riforme e sul Quirinale. Stop». Ma certo la giornata di ieri sancisce per la prima volta un fatto nuovo: senza i 46 voti di Berlusconi, non sarebbero stati bocciati gli emendamenti della minoranza Pd e non sarebbe passato il “super-canguro” firmato dal senatore Stefano Esposito.

Ergo l’ex Cavaliere è risultato fatalmente “determinante”. Ma la responsabilità politica di quanto accaduto, per il premier, è tutta della minoranza Pd. Per la quale, nelle conversazioni private, ha toni durissimi. «Quello che è successo — scandisce con i suoi — è incomprensibile nel merito e grave nel metodo: sono stati loro a ridare centralità politica a Berlusconi. Sono stati loro a tradire la Ditta». Detto questo, per ora Renzi s’accontenta e porta a casa il risultato. «Vorrebbero che reagissi, che mi mettessi a urlare. Ma io incasso la vittoria, sono loro che hanno perso». (Francesco Bei, La Repubblica)

Sul Fatto Quotidiano, la circostanza di un Berlusconi indispensabile per Renzi apre in prospettiva a scenari di ritorno alle larghe intese, con qualcuno di Forza Italia, stando a una battuta di Denis Verdini, “che si sente già ministro”, quando toccherà a Silvio rimpiazzare i pezzi di Pd umiliati da Renzi. Verdini è anche il ragioniere del Patto del Nazareno: i suoi calcoli dicono che per Giuliano Amato presidente (il più gradito da Berlusconi, cui non dispiacerebbe nemmeno Anna Finocchiaro) sono garantiti 590 voti, al netto dei franchi tiratori dell’una e dell’altra parte.

Calcoli alla mano, segnati su un foglietto, Berlusconi e Denis Verdini, lo sherpa toscano del patto, hanno fissato con una certa sicurezza la quota con cui eleggere il loro capo dello Stato. Al netto di 120, massimo 130 franchi tiratori del Pd e un’altra cinquantina sparsi, Giuliano Amato (resta lui il nome più quotato) parte dal quarto scrutinio con un pacchetto teorico di 590 voti. Renziani, berlusconiani e centristi di Alfano e Casini. Martedì prossimo B. e Renzi si vedranno per la decima volta da quando è nato il Nazareno e concorderanno il piano definitivo.

[…] Di qui una battuta preveggente di Verdini ieri pomeriggio: “Alcuni dei nostri si sentono già ministri”. Il riferimento è a quel cerchio magico che circonda il Pregiudicato e che in questi mesi ha sempre osteggiato il patto del Nazareno. Ecco i loro nomi, oggi invece già con la testa al governo: Giovanni Toti, Paolo Romani, Mariastella Gelmini. Dice una fonte nazarena di Forza Italia: “Quando sarà, dopo l’eventuale vittoria sul Quirinale, Berlusconi non potrà premiare quelli che hanno fatto la guerra contro. Lui conosce bene chi ha tenuto duro sul patto del Nazareno”.

Per la cronaca anche Brunetta si sta riposizionando. I timori degli alfaniani di perdere le tre poltrone Il monitoraggio degli eventuali ministri azzurri di un Renzi bis è cominciato anche dentro Ncd, che oggi conta tre poltrone nell’esecutivo. Ieri Alfano ha rivisto Berlusconi, ma tra i centristi tiene banco la lotteria su chi salverà in questa ritrovata alleanza. E se il Nazareno dovesse perdere? Risposta di B.: “Andrei via dall’Italia”. A patto che gli restituiscano il passaporto.(Il Fatto Quotidiano)