Renzi: “Paese stufo delle sceneggiate”. Nel Pd prove di mini scissione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 ottobre 2014 14:58 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2014 15:47
Renzi: "Paese stufo delle sceneggiate". Nel Pd prove di mini scissione

Renzi: “Paese stufo delle sceneggiate”. Nel Pd prove di mini scissione

ROMA – Le proteste al Senato durante l’approvazione del Jobs Act? Sceneggiate. Lo dice Matteo Renzi dopo la sofferta approvazione del Jobs Act in Senato, cosa che ha dato l’inizio a quella che somiglia a una prova di mini-scissione.

Walter Tocci, parlamentare democratico ma contrario alla riforma del lavoro, ha votato sì salvo poi dimettersi da senatore. E Pippo Civati, uno dei più insofferenti a Renzi, protesta contro la “disciplina di stampo sovietico” del Pd, seguito da Corradino Mineo, Lucrezia Ricchiuti e Felice Casson. Sono loro quattro al momento a comporre la “mini fronda” anti Renzi.

Rispetto alle vivaci proteste dei 5 Stelle mercoledì in Senato Renzi ha detto: “Sono sceneggiate che ormai hanno stancato anche i loro elettori, ma i senatori ieri hanno fatto un grandissimo passo in avanti. Certo, rimane l’amarezza per le immagini dei disordini in aula. Molto tristi per i cittadini che si domandano che senso ha”.

Quanto a Tocci ha detto: “Farò di tutto perché Tocci, che è una persona che stimo molto, continui a fare il senatore. Ha espresso le proprie posizioni, ha scelto una linea politica ma ha accettato quello che il partito ha detto – ha aggiunto Renzi -, la sua intelligenza, la sua passione e la sua competenza sono necessarie a un partito che ha il 41% dei consensi. Proverò a dirgli che le sue dimissioni dal Senato sarebbero un errore”.

Pippo Civati ha detto: “Non si può avere un partito all’americana, con eletti con le primarie, e poi immaginare che ci sia una disciplina di stampo sovietico”. Per Civati “se ci sarà un intervento disciplinare nei confronti dei senatori che sono usciti dall’aula al momento del voto, credo che si aprirà un bel dibattito sulla democrazia interna”.

Nel Pd, ha poi sottolineato, “c’è un problema grosso come una casa: molti hanno votato la fiducia non essendo d’accordo e lo hanno fatto solo per disciplina di partito, rispetto però a un partito che non ha mantenuto fede al proprio programma elettorale. Non ricordo che nessuno abbia detto che ci candidavamo a governare il Paese per cancellare l’articolo 18”.

“Se sul jobs act metteranno la fiducia anche alla Camera, io non la voterò. Più che l’Italia, Renzi sblocca il parlamento”

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