Renzi: “Pil 2014 vicino allo zero”. E promette: “Giù tasse sul lavoro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 settembre 2014 19:54 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2014 20:10
Renzi: "Pil 2014 vicino allo zero". E promette: "Giù tasse sul lavoro"

Renzi: “Pil 2014 vicino allo zero”. E promette: “Giù tasse sul lavoro”

ROMA – Arriva il nuovo Pil, ricalcolato in base al nuovo Sistema europeo dei conti, e il livello aumenta di 59 miliardi (circa il 3,7%). Ma per Matteo Renzi, non è ancora sufficiente: “Non sono ottimista – ha detto a Porta a Porta – Più o meno balliamo intorno allo zero, è lo stop alla caduta ma non la ripartenza“. E promette: “Con la Finanziaria taglieremo il costo del lavoro”. 

Renzi, memore del dato di agosto che gli aveva in sostanza dato torto descrivendo un Paese ormai in recessione tecnica, si è fatto i contiL’Italia ha perso posizioni in questi anni: -2,4% nel 2012, -1,9 nel 2013, ora intorno allo zero. E lui non si arrende: “Preferisco essere arrogante piuttosto che mollare”, dice prima di annunciare che “nella legge di stabilità 2015 avremo un’ulteriore riduzione del costo del lavoro. La finanziamo con la riduzione della spesa”.

Al vaglio del governo ci sarebbe sia un taglio sull’Irap che una soluzione contributiva. Del resto nella nuova nuova stima dell’economia sommersa elaborata dall’Istat, si parla di circa 187 miliardi, l’11,5% del Pil 2011. Si tratta delle somme connesse a lavoro irregolare e sottodichiarazione. A ciò si può aggiungere l’illegalità (droga, prostituzione e contrabbando), per un combinato, l’economia non osservata, di oltre 200 miliardi (12,4% del Pil).

Matteo Renzi intanto, dal salotto di Bruno Vespa, continua la sua personale lotta all’Italia dei piagnistei e dei gufi:

“Non voglio dare l’impressione di parlar male degli altri: c’è un sacco di gente che in 20 anni ha fatto tanti convegni, io li chiamo i professionisti della tartina, che dicono l’Italia non ce la fa e poi vanno in vacanza in Australia. La differenza tra i gufi e i non gufi è che il non gufo non si limita ad alimentare le critiche ma prova a risolvere le cose con un’assunzione di responsabilità collettiva”. 

“E’ chiaro che c’è un sentimento di sfiducia – ha aggiunto – ma noi siamo in grado di garantire che per quella platea sono garantiti. Poi si dovrebbe allargare la platea, ma non sono ancora in condizione di allargarla. Può darsi che ce la si faccia, ma non sono in condizione di dirlo”.

Così sul bonus di 80 euro in busta paga:

“Quelli che dicono che 80 euro non servono – ha affermato Renzi – beati loro. Non sono stati fatti con la priorità o l’obiettivo di farli spendere. Sono per un’economia liberale. Ma partire dall’abbassamento degli stipendi dei supermanager e dare 80 euro è una questione di giustizia sociale”.

“Noi siamo in condizione di garantire che per quella platea gli 80 euro sono stabili. Vediamo se riusciamo ad allargare a partite Iva e pensionati. Io ho detto che quando parlo voglio prendere un impegno specifico e non sono ancora in condizione di allargare la platea ma può darsi che ce la si faccia”

Intanto, dice, non si azzarda a toccare le pensioni, dopo averne discusso nei mesi passati con il commissario Carlo Cottarelli:

“Letta è intervenuto sulle pensioni più alte, io credo che sia un errore che per 100 mln di euro si susciti il panico tra i pensionati”.

E proprio su Cottarelli, Renzi smentisce le indiscrezioni sui presunti conflitti intercorsi nei mesi scorsi:

“Tre mesi fa Cottarelli ha chiesto di tornare al Fmi per motivi familiari – ha spiegato il premier – Io gli ho chiesto di aspettare la finanziaria se no dai l’impressione che non si può fare. Dopodiché io penso che la finanziaria la fai comunque, con o senza Cottarelli, con o senza Renzi”.

Il premier continua ad apprezzare le scelte della Bce:

“Draghi ha 200 miliardi di euro e non li dà ai governi, li dà alle banche. Ma gli dice: ‘dovete darli agli artigiani, alle piccole e medie imprese. Prendete progetti e provate a finaziarli’. E’ un passaggio molto importante, che potrebbe essere la svolta della politica monetaria europea”.