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Liste bloccate: quello di Renzi è Porcellum mascherato? Cosa ha detto la Corte

Liste bloccate: quello di Renzi è Porcellum mascherato ? Cosa ha detto la Corte

Liste bloccate: quello di Renzi è Porcellum mascherato ? Cosa ha detto la Corte

ROMA – Liste bloccate: quello di Renzi è Porcellum mascherato ? Cosa ha detto la CorteMatteo Renzi, messo in tasca l’accordo con Berlusconi, procede spedito verso la riforma della legge elettorale che superi il Porcellum bocciato dalla Corte Costituzionale e mostra di non curarsi degli ostacoli che gli “ultimi giapponesi” del suo partito provano a frapporre in vista del traguardo. La critica più fondata (al di là dei posizionamenti interni al Pd) riguarda le liste bloccate, uno dei punti del Porcellum cassati dalla Corte perché impedivano agli elettori un minimo di scelta dei candidati: serve l’indicazione della preferenza dicono i critici del Porcellum mascherato versione Renzi.

Perché, come prima, saranno le segreterie dei partiti a espropriare del tutto la sovranità del popolo nella selezione dei propri rappresentanti in Parlamento. Perché, come prima, è Berlusconi a guadagnarci più di tutti, non solo perché è risorto politicamente grazie alla respirazione bocca a bocca praticatagli da Renzi. Il Cavaliere si gode il trionfo” può titolare Il Giornale, perché continuerà a scegliere in splendida solitudine e a suo capriccio i candidati, mentre, con l’aiuto di Renzi disboscherà gli sgraditi cespugli che gli fanno ombra, manovrando a suo piacimento il passaggio a livello dello sbarramento. Per un anno o più potrà dedicarsi a ricompattare il centrodestra, lasciando il governo Letta a galleggiare per la pura sopravvivenza e il dinamico sindaco a logorarsi in estenuanti guerre intestine e di Palazzo. Per raccogliere infine i frutti alle prossime elezioni, quando con il 36% potrebbe riprendersi tutto.

“Come verranno scelti i candidati? […] “Nell’Italicum (la proposta Renzi-Berlusconi, ndr.), il numero dei seggi, pur attribuito su scala nazionale, consentirà di eleggere i candidati presentati dai vari partiti in circoscrizioni su base provinciale (o nel caso delle province più grandi e più densamente popolate) su base subprovinciale. E su liste «corte» e «bloccate». Non ci saranno quindi preferenze da esprimere, ma il rapporto con l’elettore verrà assicurato dai pochi nomi per partito che appariranno sulla scheda. (Maria Antonietta Calabrò, Corriere della Sera)

Lo afferma in modo chiaro all’Huffington Post anche l’ex ministro del Lavoro e membro della direzione Pd, Cesare Damiano: “Se la proposta di Renzi in direzione prevede le liste bloccate e non dà la possibilità agli elettori di scegliere il proprio rappresentante anche tramite le preferenze, io credo che si debba votare contro”. E aggiunge: “La soluzione delle ‘parlamentarie’ adottata la volta scorsa dal Pd non può più funzionare, anche perché i soliti noti vanno nei listini sottraendosi così a qualsiasi voto democratico”. Gianni Cuperlo, presidente Pd e leader della minoranza, critica le liste bloccate e quello che gli suona come “un restyling del Porcellum piuttosto che la nuova legge che abbiamo sempre voluto”. A questo proposito la Corte Costituzionale ha ribadito nella sentenza un parere (pro-preferenze) già espresso:

la Corte ha affermato che la circostanza che il legislatore abbia lasciato ai partiti il compito di indicare l’ordine di presentazione delle candidature non lede in alcun modo la libertà di voto del cittadino: a condizione che quest’ultimo sia «pur sempre libero e garantito nella sua manifestazione di volontà, sia nella scelta del raggruppamento che concorre alle elezioni, sia nel votare questo o quel candidato incluso nella lista prescelta, attraverso il voto di preferenza» (sentenza n. 203 del 1975).

I detrattori, Renzi in testa, vedono come il fumo negli occhi le preferenze perché il sistema così congegnato farebbe precipitare gli assetti politici ai tempi della prima Repubblica, perché la preferenza, più che garantire la scelta, era il miglior sistema per favorire il controllo dei voti clientelari. Anche perché, è la stessa Corte Costituzionale che lascia un varco alternativo alle preferenze: la definizione di circoscrizioni elettorali molto più piccole è una condizione menzionata dalla Corte stessa.

Simili condizioni di voto, che impongono al cittadino, scegliendo una lista, di scegliere in blocco anche tutti i numerosi candidati in essa elencati, che non ha avuto modo di conoscere e valutare e che sono automaticamente destinati, in ragione della posizione in lista, a diventare deputati o senatori, rendono la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi, né con altri caratterizzati da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte, nelle quali il numero dei candidati da eleggere sia talmente esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi e con essa l’effettività della scelta e la libertà del voto (al pari di quanto accade nel caso dei collegi uninominali).

 

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