Renzi prepara rottamazione definitiva “minorati” Pd su territorio e in Parlamento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2015 12:31 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2015 12:31
Renzi prepara rottamazione definitiva "minorati" Pd su territorio e in Parlamento

Renzi prepara rottamazione definitiva “minorati” Pd su territorio e in Parlamento

ROMA – Renzi prepara rottamazione definitiva “minorati” Pd su territorio e in Parlamento. La resa dei conti nel Pd si farà, ma probabilmente non subito: la Direzione annunciata per lunedì prossimo (8 maggio) potrebbe essere rinviata. “Farla nella settimana dei ballottaggi (per le Comunali, ndr.) non mi sembra una grande idea. Con queste premesse poi…”, mette sull’avviso Nico Stumpo.

In ogni caso, Matteo Renzi è descritto seriamente intenzionato a metter ordine nel partito. Al ritorno dal viaggio lampo in Afghanistan subito a ridosso del voto, ha affidato a un convenzionale comunicato stampa il suo commento. Non riconosce alcuna sconfitta (“Si è passati in un anno dal 6 a 6 ad un sonoro 10 a 2 sul centrodestra”) ma, pur evitando accuratamente toni polemici o vendicativi, precisa di voler procedere speditamente al “processo di rinnovamento del partito e di cambiamento del Paese”.

Notare bene: prima il partito, poi il governo. Brucia troppo la sconfitta in Liguria, la colpa è della minoranza che va sistemata una volta per tutte. Ferisce il risultato in Veneto, con Moretti doppiata addirittura dalla piena leghista. I vari retroscena giornalistici mettono in fila sostantivi e aggettivi minacciosi dell’entourage ristretto del presidente del Consiglio: repulisti, reconquista, epurazione, rottamazione definitiva dei capi-bastone della Ditta sul territorio, normalizzazione dei gruppi parlamentari ecc… Alberto Gentili sul Messaggero sintetizza la voglia di chiuderla qui di Matteo Renzi  con i D’Alema, Bersani, Fassina, Bindi

Matteo Renzi, prima di indossare la mimetica e partire per la missione lampo in Afghanistan, ha rincuorato il suo stato maggiore dopo la lunga notte al Nazareno. E ha dettato la linea per normalizzare la minoranza: «D’ora in poi i “minorati” non potranno fare giochini. Chi ci sta, bene. Chi non ci sta, è fuori. Avremo i numeri in Parlamento per poter fare a meno di loro». (Alberto Gentili, Il Messaggero).

Se “minorati” appare un po’ forte è anche perché i prossimi appuntamenti al Senato su riforma costituzionale e l’iter delle riforme non spaventano più di tanto perché senza minoranza e senza Berlusconi non c’è chi non veda come Forza Italia si è praticamente disintegrata e cocci importanti surrogheranno i voti mancanti. Semmai Renzi si concentrerà sul tema dell’immigrazione che sta regalando a Matteo Salvini un temibile ancoraggio sul Paese reale.

E’ il partito, oggi, il problema, è dentro il partito che vanno rimosse le palle al piede che impediscono di trasferire sui territori e tradurre a livello locale forza e appeal di Renzi. E se c’è da sacrificare anche le primarie, lo si faccia. Francesco Bei su Repubblica traccia una sorta di road map.

Per raggiungere l’obiettivo di un Pd dal volto nuovo nelle regioni si potrebbe passare anche da un commissariamento, se non formale almeno politico. «Qualcosa di simile – aggiunge Matteo Orfini – a quello che stiamo facendo a Roma. Un’operazione di ricostruzione di un gruppo dirigente e uno smontaggio delle perversioni correntizie e delle filiere spurie che si sono stratificate». Com’è evidente un progetto di questa portata non sarà indolore.

Anche per questo il segretario dem pensa di rafforzarsi sul lato sinistro, stringendo ancora di più il legame con quella parte di Area riformista (ex bersaniani) che non ha fatto mancare il voto sulla Buona Scuola e sulla fiducia. A loro, al gruppo di Amendola, Orlando, Martina, saranno offerti posti nelle presidenze di commissione, al governo, nel partito. In modo da replicare quanto fatto un anno fa con i giovani turchi, passati organicamente in maggioranza insieme ai renziani della prima ora. (Francesco Bei, La Repubblica).