Renzi si dà alla tv, è il secondo dopo Veltroni

di Lucio Fero
Pubblicato il 26 giugno 2018 8:19 | Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2018 14:09
Matteo Renzi si dà alla tv, è il secondo dopo Veltroni

Renzi si dà alla tv, è il secondo dopo Veltroni (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Renzi si dà alla tv, l’annuncio semi ufficiale è in un articolo di Maria Teresa Meli apparso sul Corriere della Sera [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]. Impossibile non collegare le due cose: il Pd perde anche i ballottaggi delle Comunali, l’Italia elettoralmente rossa non esiste più e Renzi si dà alla tv.

Quale tv, la Rai? Neanche a pensarci, sarebbe scandalo e comunque la Rai, in Rai stanno sbarcando leghisti che neanche migranti a Lampedusa. E, sorpresa, leghisti che sbarcano trovano in Rai leghisti autoctoni diventati tali negli ultimi mesi e settimane. Leghisti moltiplicati, leghisti al cubo in Rai. Il numero ha superato quello di quelli di sinistra in grandissima parte riciclatisi in arruolamento-simpatia-dedizione per M5S. Quindi niente Rai per un Renzi, confine sbarratissimo.

Allora Renzi si dà alla tv a Mediaset? Il mini mini mini Nazareno? Qualcuno sarebbe capace anche di scriverla oltre che di pensarla una stupidata così. No, niente Mediaset e neanche Sky. Pare proprio che Renzi  stia lavorando con Lucio Presta per un programma per Netflix. E che programma? Sulle bellezze d’Italia. Ogni interpretazione della scelta e del proposito è libera: Renzi, verso il quale l’Italia intesa come corpo sociale ha sviluppato reazione di rigetto che neanche Craxi, ad illustrare in tv le bellezze d’Italia. Rimozione, ostinazione?

Quel che si delinea con certezza è che Renzi si avvia a cambiare mestiere. E’ stato segretario e innovatore del Pd, presidente del Consiglio titolare di molte tentate riforme e i fatti, i duri fatti, lo inducono a cambiare mestiere .

Anche Walter Veltroni è stato segretario e innovatore del Pd. E a Veltroni va intestata la più coerente e lucida definizione del Pd come partito riformista. Contro Veltroni non vi fu reazione di rigetto del paese ma nemmeno il paese volle seguirlo. E il Pd lo mollò, troppo riformista. E Veltroni cambiò mestiere. Con bravura e discreto successo e soprattutto capacità di vivere un’altra vita.

Che sia quasi un automatismo dirigere il Pd e poi dover cambiare mestiere?

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