E ora che farà Renzo Bossi? Su Twitter il consiglio: #trotadimettiti

Pubblicato il 5 Aprile 2012 20:06 | Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2012 20:06

Renzo e Umberto Bossi (LaPresse)

MILANO – La domanda che circola in rete è una e una sola: “andato” il padre, che farà il figlio? Che farà quel Renzo Bossi, difeso a oltranza dal padre dimissionario e sempre dal padre “iniziato” alla carriera politica? Che farà Renzo Bossi di cui Repubblica racconta di un presunto blitz per far sparire i documenti compromettenti sulla ristrutturazione di casa? Circostanza, questa, smentita dal diretto interessato. Che farà quel figlio che, secondo gli altri dirigenti della Lega avrebbe ricambiato il piazzamento in Consiglio Regionale Lombardo con una serie di bugie al papà, compreso il libretto elettronico con cui avrebbe mostrato di essere vicino alla laurea in Economia?

Di dimissioni, in famiglia Bossi, per oggi siamo fermi a quelle del padre. Ma la rete ribolle e su Twitter in particolare la richiesta di dimissioni dal consiglio regionale di Renzo è diventata immediatamente un argomento incandescente. E subito è nato l’hashtag dedicato, #trotadimettiti.

Come spesso succede su Twitter i commenti si sono trasformati in una gara di battute: poca rabbia, molto sarcasmo. Così, per esempio, un utente twitta:  “E’ inutile, il Trota non capisce l’hashtag #trotadimettiti. Bisogna fargli un disegnino esplicativo”.  Sulla stessa lunghezza d’onda un altro “cinguettatore”:  “L’hashtag #trotadimettiti è chiaramente inutile. Figurati se riesce a capire il senso di 2parole senza lo spazio a dividerle…”.

Non manca però chi si fa serio. Come ilPopoloViola che twitta asciutto: “Chiediamo le immediate dimissioni di Renzo Bossi da consigliere regionale della lombardia”. C’è poi chi ironizza su “The family” il nome del fascicolo trovato nella cassaforte dell’ex tesoriere indagato Francesco Belsito, collegandolo a quell’intercettazione in cui le frequentazioni del “trota” sono in qualche modo paragonate a quelle di Nicola Cosentino.

Chi non c’è, oggi, sono i twittatori leghisti. I profili istituzionali tacciono, i militanti anche. Per loro, quella di oggi, non è una giornata da “social”.