Riace, il sindaco leghista deve lasciare la poltrona. Per il Tribunale era ineleggibile

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2019 9:51 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2019 9:51
Riace, il sindaco leghista deve lasciare la poltrona. Per il Tribunale era ineleggibile

Cartello Riace, dall’accoglienza ai santi patroni (Ansa)

ROMA – Il sindaco di Riace non poteva essere eletto sindaco, per la legge era ineleggibile: bisognerà attendere però il terzo grado di giudizio prima che debba lasciare la poltrona. Se non è una rivincita per Mimmo Lucano, poco ci manca. Il Tribunale di Locri ha accolto il ricorso che era stato presentato dalla candidata a sindaco di Riace, Maria Caterina Spanò.

Trifoli resta fino al terzo grado di giudizio

Una candidata vicina a Lucano, decaduto dopo il suo arresto nell’ottobre dello scorso anno per i presunti illeciti nella gestione dei migranti. Il Tribunale ha dichiarato l’ineleggibilità di Antonio Trifoli, eletto sindaco anche col sostegno della Lega, in occasione delle amministrative svoltesi il 27 maggio scorso.

Maria Caterina Spanò, assistita dall’avvocato Francesco Rotundo, aveva sostenuto l’ineleggibilità di Trifoli perché dipendente del Comune, con mansioni di vigile urbano, con contratto a tempo determinato.

Trifoli, secondo la tesi sostenuta da Maria Caterina Spanò che é stata accolta dai giudici, non poteva beneficiare, in quanto dipendente pro tempore del Comune, dell’aspettativa per motivi politici. La ricorrente Spanò capeggiava la lista in cui l’ex sindaco Mimmo Lucano era candidato a consigliere comunale.

Lucano, comunque, non era stato eletto. Il ricorso della candidata a sindaco era stato riunito con un’analoga iniziativa promossa da tre cittadini di Riace. La sentenza con cui è stato accolto il ricorso di Maria Caterina Spanò, col parere favorevole del Procuratore della Repubblica di Locri, Luigi D’Alessio, sarà esecutiva, comunque, soltanto dopo i tre gradi di giudizio.

Fino ad allora Trifoli resterà in carica come sindaco. Il sindaco dichiarato ineleggibile, che ha preannunciato un ricorso alla Corte d’appello di Reggio Calabria, si è detto “sconcertato dalle motivazioni della decisione del Tribunale di Locri.

Trifoli: “Un precario P.A. non può fare il sindaco?”

“Si vuole precludere – ha detto Trifoli – il diritto all’elettorato passivo a chi dopo 20 anni è ancora precario della pubblica amministrazione. Un sacrosanto diritto sancito dalla nostra Costituzione che viene cancellato con un colpo di spugna senza approfondire attentamente la vicenda, tant’è che nel dispositivo si specifica che non esistono casi precedenti. Spero col cuore che il mio caso faccia giurisprudenza. Non per me, ma per le migliaia di colleghi ai quali in tutti questi anni sono stati negati quelli che sono i principi essenziali della nostra Costituzione. Un precario a 900 euro al mese e un condannato per gravi reati sono messi sullo stesso piano. Il Governo e soprattutto il Parlamento devono prendere atto che le regole del diritto in Italia sono quanto meno da rivedere”.

“Fra i leghisti strano concetto di legalità”

La sentenza del Tribunale di Locri è stata commentata positivamente da Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana-Leu. “Quel sindaco che in nome della legalità ha tolto il cartello per Impastato e ha chiuso l’ambulatorio che curava i migranti – ha detto Fratoianni – non poteva neanche candidarsi a sindaco di Riace.‬ Fra i leghisti di Salvini alberga un ben strano concetto di rispetto della legge…”. (fonte Ansa)