Ricatto a Berlusconi, Tarantini indotto a mentire ai pm?

Pubblicato il 23 Settembre 2011 17:51 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2011 19:47

NAPOLI, 23 SET – Nella discussione davanti al Tribunale del Riesame di Napoli i pm Curcio, Piscitelli e Woodcock hanno prospettato ai giudici anche l’ipotesi di un reato diverso che si potrebbe contestare agli indagati in alternativa all’estorsione. Si tratta dell’articolo 377 bis che punisce l’induzione a fare dichiarazioni mendaci davanti all’autorità giudiziaria.

Una ipotesi che sarebbe possibile formulare, secondo i pm, sulla base dei nuovi atti dell’inchiesta sulle escort condotta dalla Procura di Bari che sono stati allegati al fascicolo dell’inchiesta sul presunto ricatto al premier.

I pm affidano al Tribunale del Riesame il compito di valutare se, alla luce degli atti dell’inchiesta sulle escort di Bari e depositati oggi al Riesame, in alternativa al reato di estorsione ai danni del premier Berlusconi si possa invece ipotizzare l’induzione a rendere dichiarazioni mendaci. Il riferimento è alle affermazioni fatte da Gianpaolo Tarantini all’autorità giudiziaria pugliese e a quella napoletana, soprattutto laddove ha escluso che Berlusconi fosse a conoscenza che le donne portate alle feste erano escort e quando ha sostenuto che le somme versate dal premier fossero un atto di liberalità.

Nel caso che il Tribunale del Riesame ravvisasse l’ipotesi che Tarantini sia stato indotto a rendere dichiarazioni giudicate false – secondo le indiscrezioni raccolte in ambienti giudiziari – i giudici potrebbero anche ipotizzare presunte responsabilità del premier invitando la procura a procedere nei suoi confronti per l’ipotesi di reato prevista dall’art. 377 bis.

Questo è comunque solo uno degli scenari, sempre nell’ipotesi che il Tribunale ritenga la competenza dell’autorità giudiziaria napoletana e non disponga invece – in linea con quanto stabilito dal gip Amalia Primavera – di trasmettere gli atti a Roma.

Quanto alle richieste relative alle misure cautelari nei confronti di Gianpaolo Tarantini (detenuto a Poggioreale) e Valter Lavitola (latitante a Panama), la procura ha ribadito il parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari a Tarantini. I legali del collegio di difesa hanno chiesto l’annullamento o in subordine l’attenuazione dei provvedimenti restrittivi. I legali avrebbero sottolineato infine la competenza territoriale di Roma.