“Ridurre soglia contanti, su il bollo”: Saccomanni scatena ire di Pdl e Lega

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Ottobre 2013 9:54 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2013 9:54
"Ridurre soglia contanti, su il bollo": Saccomanni scatena ire di Pdl e Lega

Fabrizio Saccomanni (Foto LaPresse)

ROMA – Ridurre la soglia dei contanti a meno di mille euro. Questa una delle proposte per la revisione della legge di Stabilità avanzata in Senato dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, che hanno attirato le ire del Pdl e della Lega Nord. Se con il governo Monti era di mille euro la soglia sotto cui l’uso dei contanti era consentito, per Saccomanni il tetto massimo è da abbassare.

Tra le alre misure allo studio del ministero c’è l‘aumento del bollo, il ritorno dell‘Irpef per gli immobili sfitti, la seconda rata dell’Imu 2013 ancora aperta per le case di lusso e la revisione di Tari, Tasi e Trise, oltre all’Imu sulla seconda casa.

Mario Sensini scrive sul Corriere della Sera:

“Saccomanni ha confermato al Senato la disponibilità del governo a rivedere le nuove tasse sulla casa, a riflettere sulla tassazione dei titoli di Stato, fissata al 12,5% sugli interessi, «troppo bassa» e a introdurre nuove vincoli sull’uso del contante, (attualmente il limite è di mille euro) attirandosi prima un attacco violento dal Pdl, poi della Lega Nord. «Saccomanni ritiene di intervenire per limitare l’uso del contante. Noi la pensiamo all’opposto» ha fatto sapere via Twitter, mentre l’audizione del ministro era ancora in corso, il segretario del Pdl Angelino Alfano”.

Lo sgravio per i lavoratori e le aziende previsto dalla manovra, spiega Sensini, ha scatenato le perplessità dell’Istat, della Corte dei conti e della Banca d’Italia:

“Per l’Istat, che ieri tra l’altro ha sottolineato come sia raddoppiato il numero dei cittadini in condizioni di povertà assoluta (da 2,4 a 4,8 milioni tra il 2007 ed il 2012), l’aumento delle detrazioni sul lavoro dipendente si tradurrebbe in uno sgravio medio pari a 116 euro annui, meno di 10 euro al mese. Secondo la Banca d’Italia, per un lavoratore medio, il peso del cuneo fiscale, cioè la parte della busta paga mangiata dalle tasse e contributi, scenderebbe dal 48,5 al 48,1%. In pratica «meno di cento euro l’anno». Peggio ancora, dice la Corte dei conti, l’intervento sul cuneo non è neanche equo, perché taglia fuori «25 milioni di contribuenti», tra lavoratori autonomi, pensionati e «incapienti», cioè i più poveri”.