Rifiuti/ Palermo brucia, Napoli arresta. Bertolaso manda l’esercito in Sicilia, i giudici fanno una retata in Campania

Pubblicato il 3 giugno 2009 14:18 | Ultimo aggiornamento: 3 giugno 2009 14:36

Rifiuti. A Palermo non si arresta la protesta per l’immondizia che ha invaso le strade. A Napoli si arresta. Quelli che si sono occupati di smaltirli, i rifiuti.

È stata la quinta notte consecutiva di incendi di cassonetti e cumuli di rifiuti nel capoluogo siciliano, dove la raccolta è ripresa ma procede con lentezza e ancora tonnellate di pattume soffocano la città. I roghi hanno distrutto almeno 150 cassonetti e impegnato i vigili del fuoco in 200 interventi nei quartieri Medaglie d’oro, Zen, Santa Rosalia, Montegrappa, Falsomiele e anche in collina a Piano Geli.

Da venerdì scorso i roghi di rifiuti sono stati più di 700 e i cassonetti distrutti circa 500. Per gli incendi i carabinieri hanno arrestato due persone e la polizia ha denunciato due minorenni, ma questo non ha scoraggiato i cittadini esasperati anche perché, a parte il centro della città, in molte zone i cassonetti sono stati vuotati ma non è stato prelevato il pattume che si era ammassato attorno ai contenitori: dunque le strade restano in gran parte simili a discariche maleodoranti.

Da mercoledì, intanto, sono in campo i 150 militari del Genio dell’esercito messi a disposizione nel vertice con il capo della Protezione civile Guido Bertolaso lunedì scorso. Il Genio utilizzerà propri mezzi, due pale meccaniche e un escavatore, per rimuovere i grandi mucchi di spazzatura che marciscono per le strade. Secondo i programmi, oggi dovrebbero essere rimosse 1.400 tonnellate di rifiuti.

Poco più a nord, la Guardia di Finanza e la Direzione investigativa Antimafia di Napoli hanno eseguito una serie di arresti, una vera e propria retata,  su mandato dei pm napoletani Giuseppe Noviello e Paolo Firleo, nell’ambito di una indagine sulla gestione dello smaltimento rifiuti in epoca commissariale in Campania.

Tra gli arrestati, prevalentemente collaudatori degli impianti e funzionari che ne hanno avallato l’operato, c’è l’attuale presidente della provincia di Benevento, Aniello Cimitile, esponente del Pd.

In manette funzionari regionali, professori universitari ed esponenti politici locali.

In particolare, secondo quanto si è appreso, l’indagine è centrata sui collaudi degli impianti di combustibile da rifiuti (Cdr), oggi riconvertiti in impianti per la tritovagliatura, una procedura di smaltimento dei rifiuti che consiste nella riduzione delle dimensioni degli stessi e nella separazione dei diversi materiali (ingombranti e non, combustibili e non ecc.)

Le ipotesi di reato dei magistrati inquirenti riguarderebbero collaudi falsati, che avrebbero determinato la produzione di rifiuti da smaltire non conformi.