Riforma del lavoro: sindacati avanti (e divisi) in ordine sparso

Pubblicato il 18 Marzo 2012 20:44 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2012 20:59

ROMA, 18 MAR – Uniti sugli ammortizzatori, ma divisi sull'art.18, Cgil, Cisl e Uil arrivano in ordine sparso all' appuntamento clou di martedi' a Palazzo Chigi sulla riforma del mercato del lavoro. Gli incontri, le riunioni ufficiali e informali, i vis-a-vis tenutisi in questi giorni – non ultima la kermesse confindustriale a Milano – non hanno al momento portato a risultati condivisi (anzi, per il segretario Cisl Bonanni, ''c'e' qualcuno che rema contro'').

La 'frenata' del mondo sindacale alla proposta governativa nasconde semmai posizioni diverse su alcuni dei temi caldi sul tappeto – art.18 in primis – che rischiano di indebolire la forza contrattuale di Cgil, Cisl e Uil al tavolo. Per quanto riguarda l'art.18, la mediazione a cui il Governo sta lavorando prevede di lasciare per i licenziamenti disciplinari la scelta al giudice tra reintegro e risarcimento economico mentre per i motivi economici resterebbe solo l'indennizzo. Un soluzione 'indigeribile per la Cgil pronta ad accettare al massimo interventi sui tempi dei processi mentre Cisl – lo ha ripetuto oggi il segretario Raffaele Bonanni in un'intervista – e' favorevole ad affidare al giudice l'ultima decisione. Su posizioni piu' vicine alle Cgil si e' espressa la Uil ''per nulla disposta a modificare l'art. 18 per quanto riguarda gli aspetti disciplinari'', al massimo si interviene sugli economici. Una posizione che il segretario Luigi Angeletti sintetizza cosi: ''Inaccettabile e se e' cosi' sara' rottura''.

Il ''massimo punto di mediazione'' su cui la Cgil e' disponibile a ragionare riguarda gli interventi sui tempi dei processi per i discriminatori (considerati nulli e quindi mai effettuati) e i disciplinari (giusta causa), mentre per gli oggettivi si puo' al massimo pensare di dare al giudice poteri discrezionali. Comunque sia, si ragiona in Corso d'Italia, si potrebbe arrivare a queste 'aperture minime' solo laddove il governo si impegnasse sugli altri due pilastri ritenuti fondamentali: la flessibilita' in ingresso e la riforma degli ammortizzatori. Viceversa, se la riforma del mercato del lavoro, vuoi perche' non ci sono risorse, vuoi per la pressione delle imprese, si svuota sostanzialmente su questi due capitoli ritenuti dalla Cgil ''fondamentali'', e ci si limita alla sola riforma dell'art. 18 allora il tavolo e' bell'e pronto saltato.

Posizioni rigide che pero' nascondono il timore di un secondo 'flop' negoziale dopo quello sulle pensioni: il sindacato sa di aver gia' pagato un prezzo alto e teme adesso di essere spiazzato sull'art.18. Delle due l'una: o si firma l'accordo e si da un ruolo al sindacato, oppure lo si contrasta, magari chiamando alla mobilitazione per contrastare decisioni ritenute inique. Sta qui, al momento la diversa strategia sindacale, con la Cisl di Bonanni tesa a legittimare il ruolo del sindacato e a trattare e la Cgil che invece vuole evitare di essere scavalcata.

Dopo la full immersion milanese i leader sindacali sono rientrati a Roma, al momento non sono in programma incontri, sia pure informali, ma non vengono esclusi contatti telefonici in queste ore, quanto meno per cercare di arrivare con posizioni il meno possibile distanti martedi' pomeriggio. E sara' un vero e proprio tour de force: iniziera' domani la Fiom che ha convocato per le 12,30 il comitato centrale. Un appuntamento delicato perche' avviene alla vigilia del tavolo e servira' anche come 'pungolo' per la Cgil che, cosi' come Cisl e Uil, ha in programma il Direttivo per mercoledi' 21.