Riforma Gelmini, sondaggio Demos-Coop: 55% degli italiani solidali con la protesta degli studenti. Crolla la fiducia nella scuola

Pubblicato il 6 Dicembre 2010 11:48 | Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2010 12:48

Hanno affollato le piazze e le strade, si sono scontrati con la polizia, e anche ora che la riforma Gelmini è slittata a dopo il 14 dicembre, gli studenti di tutta Italia continuano a manifestare e a occupare le facoltà. Ma cosa ha acceso la scintilla? E’ solo la riforma Gelmini o c’è dell’altro? Secondo un sondaggio dell’Osservatorio sul Capitale Sociale di Demos-Coop, condotto nei giorni scorsi, è la paura per il futuro che spinge di più i giovani a protestare. E non è tanto la riforma Gelmini in sé a destare tanta rabbia, quanto la situazione generale di Università e scuole italiane.

Circa il 60% del campione, infatti, ritiene che negli ultimi dieci anni l’università italiana sia peggiorata. Lo stesso giudizio viene espresso dal 70% (circa) riguardo alla “scuola” nel suo complesso. Metà degli italiani, peraltro, ritiene che la riforma delineata dal ministro Gelmini peggiorerà ulteriormente la situazione, un terzo che la riqualificherà.

La fiducia nella scuola, negli ultimi dieci anni, è quindi crollata: dal 69% al 53%. Sedici punti percentuali in meno. Un quarto dei consensi bruciato in un decennio. Per diverse cause e responsabilità, secondo i dati dell’Osservatorio Demos-Coop. Due su tutte: la mancanza di fondi e di investimenti (32%), lo scarso collegamento con il mondo del lavoro (22%).

Ed ecco perché c’è tanta adesione alle proteste contro la riforma. Un’adesione espressa dal 55% degli italiani, che arriva fino al 63%, tra coloro che hanno studenti in famiglia. E dal 69% fra gli studenti stessi. Il consenso alla protesta studentesca diventa, non a caso, quasi unanime in riferimento alla carenza di fondi alla ricerca (81%). Mentre è più circoscritto (per quanto maggioritario: 53%) riguardo alle occupazioni.