Riforma Senato, M5s e Lega Nord al Colle contro la tagliola. Renzi: “Non mollo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Luglio 2014 13:32 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2014 22:25
Riforma Senato, paralisi. Minaccia "tagliola" senza ritiro dei 7800 emendamenti

Riforma Senato, paralisi. Minaccia “tagliola” senza ritiro dei 7800 emendamenti

ROMA – Riforma Senato, è paralisi. Alla Camera i deputati del Movimento 5 stelle si alzano e se ne vanno. Al Senato dopo l’annuncio del voto contingentato, entro l’8 agosto, scoppia la bagarre. Se Sel decide di restare in Aula a difendere i suoi seimila emendamenti, non fanno così Lega e Movimento 5 Stelle, che si radunano e organizzano una marcia sul Quirinale. Una protesta forte a cui il ministro Maria Elena Boschi risponde con un tweet:

L’ultima parola sulle riforme sarà dei cittadini: referendum comunque! #noalibi”.

Nemmeno il premier Renzi si mostra preoccupato, e sicuro di sé dichiara al Corriere della Sera:

“Io non mollo. Piaccia o non piaccia le riforme noi le faremo”.

Dopo una mattinata di stallo la minaccia “tagliola” è diventata realtà: troppi i 7800 emendamenti presentati dalle opposizioni. Attorno all’ora di pranzo si è riunita la capigruppo ed è uscita con una decisione, annunciata dal senatore del Pdl Maurizio Gasparri:

Entro l’otto agosto si vota con il contingentamento”.

In serata Parlamentari di Lega Nord e Movimento 5 Stelle hanno abbandonato l’aula e si sono diretti verso il Quirinale, dove i rappresentanti della delegazione sono stati ricevuti dal segretario generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra, che ha comunque assicurato piena attenzione al caso da parte di Napolitano.

“RISCHIO PARALISI” – Il rischio di stallo al Senato evocato da Napolitano sulla riforma che ne cambierà i connotati è plasticamente rappresentato dalla seduta di oggi, duplicato di quella di ieri. Paralisi è la parola che più ricorre: i capigruppo convocati da Pietro Grasso su richiesta di Luigi Zanda (Pd) hanno discusso, senza profitto, su come uscire dall’impasse (ieri due ore per votare 3 emendamenti, su 8 mila), il voto in aula è stato sospeso con i senatori impegnati ad ingannare il tempo (Razzi legge il Corriere,  Mauro Maria Marino si stiracchia, Pasquale Sollo si appisola sul testo degli emendamenti, Francesco Nitto Palma dorme proprio…- guarda tutte le foto nella gallery).

LA TAGLIOLA – Alla fine, lo stallo è certificato dal ministro Maria Elena Boschi, al termine della Capigruppo del Senato: “Il governo è disponibile ad approfondire nel merito alcuni punti, ma non soggiacendo al ricatto di 7.800 emendamenti. Se ci sarà un sostanzioso taglio, noi siamo disponibili”. Certo non su l’elezione popolare dei senatori (è il punto più qualificante della riforma di Renzi) come pure si ostina a chiedere Corradino Mineo (“Basterebbe solo quello e la riduzione dei parlamentari per venirne fuori”).

Tutti i senatori 5 Stelle, sentendo aria di “ghigliottina” per un contingentamento coatto dei tempi di voto (Zanda ha detto che se continua così sarà costretto a chiederla) hanno assediato la stanza della conferenza dei capigruppo. “Sentono il fiato sul collo” esulta su Facebook il senatore grillino Maurizio Santangelo. Non sono i soli i 5 Stelle, supportati anche da Sel e dai cosiddetti frondisti della maggioranza. Vincenzo D’Anna, del Gruppo Autonomie e Libertà (Gal), chiama in causa Mussolini e la legge Acerbo per spiegare la resistenza a un Senato non elettivo (“difendiamo non i nostri deretani ma il diritto del popolo italiano a scegliersi i parlamentari”).

MARCIA SUL QUIRINALE – La “tagliola” fa infuriare i 5 stelle e i parlamentari della Lega Nord, che insieme ai gruppi misti di Camera e Senato escono da Palazzo Madama e “marciano” sul Quirinale, chiedendo di vedere Napolitano. Il Capo dello Stato non ha ricevuto i capigruppo delle delegazioni, che sono stati ascoltati da Marra e che chiedono a Napolitano di fermare il contingentamento.

(Foto Ansa)