Destra più riformista della sinistra. Gasparri: “Abbiamo dimostrato di saper fare le riforme”

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 10 Gennaio 2011 13:07 | Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2011 20:28

D'Alema con Berlusconi

Il Giornale diretto da Alessandro Sallusti e notoriamente proprietà di Paolo Berlusconi, fratello del premier, in un articolo dei giorni scorsi ha riportato un’affermazione di Maurizio Gasparri: “solo il centrodestra ha dimostrato di saper fare le riforme”. Nell’articolo si spiegano le parole del presidente dei senatori Pdl, sottolineando come negli ultimi 16 anni i governi guidati da Silvio Berlusconi hanno avuto un tasso di riformismo superiore a quelli del centrosinistra: 46 provvedimenti varati dal premier contro i 10 varati dal trio Prodi-D’Alema-Amato.

A partire dal 1994 Berlusconi ha dato il via ad una serie di riforme, dapprima con la riforma delle pensioni, poi divenuta legge Dini dopo una leggera modifica, ma è dal quinquennio 2001-2006, aperto con la legge Biagi per la riforma del lavoro, che si è dato il via alla riforma pensionistica, al cambiamento epocale delle aliquote fiscali, alla legge per le grandi opere, al Codice delle Comunicazioni, che ha compreso anche una riforma della governance Rai e la patente a punti.

Nel quinquennio 1996-2001 che ha visto il centrosinistra al potere si contano le riforma del sistema giudiziario di Flick, della scuola con Berlinguer, del lavoro a contratto, del commercio con la legge Bersani, dell’università con il passaggio alla formula ‘3+2’, quella del titolo V della costituzione. Il 2006-2008 ha invece portato la riforma delle liberalizzazioni con la legge Bersani, la riforma Prodi delle pensioni e la riforma della sicurezza sul lavoro di Digs Damiano.

Nell’ultimo biennio 2008-2010 che vede Berlusconi al governo le riforme prese in considerazione dal Giornale riguardano la riforma del pubblico impiego, la riforma del processo civile, il federalismo fiscale fortemente voluto dalla Lega nord, la riforma Gelmini delle università, la liberalizzazione dei servizi pubblici locali ed il ritorno al nucleare.

L’articolo del Giornale punta il dito contro un centrosinistra che dovrebbe rappresentare ‘il riformismo per antonomasia’ e che invece ha all’attivo un numero di riforme decisamente inferiore a quelle del centrodestra, ritenute le ‘vere’ riforme, e descrive il centrodestra come la vera forza riformista del paese.

Al di là delle riforme quello che dovrebbe far riflettere è non solo che quantità non è sinonimo di qualità, ma anche che tutte le riforme nascono nella formulazione di decreto legge: in origine provvedimento provvisorio avente forme di legge, il cui uso è previsto nel caso di situazioni di urgenza e necessità da parte del Governo, oggi costituisce per i governi di centrodestra e centrosinistra una corsia preferenziale per l’approvazione dei propri disegni di legge, scavalcando così il Parlamento, organo detentore della funzione legislativa, e abusando spesso di uno strumento straordinario per far fronte a situazioni difficili e imprevedibili.