Riforme, Camera approva emendamenti: ok finale marzo. Renzi esulta: “Bene così”

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 febbraio 2015 8:51 | Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2015 8:51
Riforme, Camera approva emendamenti: ok finale marzo. Renzi esulta: "Bene così"

Maria Elena Boschi stremata dalla seduta fiume

ROMA – La maratona è finita: alle 2.45 di venerdì notte la Camera ha finalmente terminato l’esame degli emendamenti e quindi degli articoli al ddl sulle riforme. Ma l’Aula è semivuota: le opposizioni infatti, come annunciato, non sono sedute ai loro banchi, con l’eccezione di una manciata di deputati del M5S e di Fi rimasti a presidiare il regolare andamento dei lavori.

L’ok finale al testo da parte di Montecitorio (il secondo dei quattro passaggi necessari) è atteso entro i primi giorni di marzo. Il premier Matteo Renzi poco prima della chiusura dei lavori era in Aula a sottolineare l’importanza del passaggio istituzionale.

“Credo che a rammaricarsi debbano essere il centrodestra, le opposizioni – ha commentato Renzi – noi bene così, andiamo avanti”.

Assenze che sono “una ferita istituzionale”, ammette però il deputato Pd Ettore Rosato chiudendo i lavori dell’Assemblea che vengono accolti con un applauso dei deputati che si sono alzati in piedi. Anche se, aggiunge, “il percorso è ancora lungo e riusciremo a fare in modo che tutti sentano propria” questa riforma

L’Aula di Montecitorio ha dunque approvato gli ultimi 4 articoli al ddl sulle riforme (dal 38 al 41) e relativi al coordinamento, alle disposizioni transitorie e a quelle finali nonché l’articolo relativo all’entrata in vigore delle norme.

Il secondo atto della partita sulle riforme non si è però ancora consumato: per il via libera finale al provvedimento occorrerà aspettare i primi giorni di marzo. Intanto la maggioranza supera la prova emendamenti, centinaia di proposte di modifica su cui in questi giorni si sono scontrati i partiti. E ovviamente, a causa della scelta delle opposizioni, al contrario delle scorse sedute notturne, questa volta i lavori procedono spediti e senza incidenti.

A segnalare simbolicamente la disponibilità al confronto il Pd sceglie di lasciare in coda l’esame dell‘articolo 15 sul referendum, oggetto di un aspro braccio di ferro con il M5S che chiedeva l’eliminazione del quorum. La mossa di accantonare le misure in questione quasi fino alla fine non sortisce però alcun effetto. Referendum a parte, tra le novità approvate dalla Camera spunta una modifica alla maggioranza parlamentare necessaria a deliberare lo stato di guerra: d’ora in poi per l’ok, che però con la riforma spetterà alla sola Camera dei deputati, servirà la maggioranza assoluta dei voti e non più solo quella semplice.

Un passo che rappresenta un ragionevole punto di “mediazione” secondo il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi. Opinione non condivisa da tutti:

“Con una legge elettorale maggioritaria – osserva Rosy Bindi – che darà il 54-55% a chi vince, questo emendamento non è sufficiente a garantire che in futuro vi sia il rispetto della Costituzione”.