Riforme, ritorsione Forza Italia: si dimette relatore Sisto

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Febbraio 2015 12:37 | Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio 2015 16:13
Riforme, Forza Italia dà battaglia: si dimette relatore Sisto

Paolo Sisto

ROMA – Dopo il nodo Quirinale le riforme costituzionali tornano in Aula alla Camera ed è subito battaglia. Con il patto del Nazareno ormai defunto e il patto di Arcore ristabilito (Forza Italia e Lega Nord di nuovo alleate e all’opposizione) l’ultimo miglio del ddl Boschi appare quantomeno in salita. A lanciare la sfida è stato il deputato di Forza Italia, Paolo Sisto, che si è dimesso da relatore delle riforme istituzionali a Montecitorio.

Sisto, che è presidente della commissione Affari costituzionali e relatore del provvedimento con Emanuele Fiano del Pd, ha spiegato di dimettersi

“con il dolore profondo del giurista cui viene data l’occasione di riscrivere la Costituzione, ma con la coerenza di una appartenenza a un partito senza opportunismi.

Con senso di responsabilità – ha aggiunto –  Forza Italia ha partecipato ad una intesa innaturale con il Pd per una cooperazione sulle riforme che non rinnegasse il passato, con cancellasse il presente e non precludesse il futuro.

Un patto che è una transizione temporanea e che oggi non è più viva in quanto l’accordo è stato sciolto e Fi si ritiene libera di non essere scontenta”.

Ma dal Pd arriva l’altolà del capogruppo Roberto Speranza che non riconosce alcun potere di veto agli azzurri:

“Andiamo avanti con decisione. Le riforme si fanno perché ne ha bisogno l’Italia. E’ stato positivo che Forza Italia stesse al tavolo. Sarebbe stato utile continuare. Ma cosa è cambiato dal 31 gennaio? Solo un fatto: l’elezione di una persona straordinaria come Mattarella a presidente della Repubblica. E ho un sospetto: Fi è stata al tavolo nell’interesse del Paese o nella prospettiva di uno scambio riforme-Quirinale? Per noi quello non era uno scambio accettabile”.

Oltre al rischio ostruzionismo, restano comunque da sciogliere ancora alcuni nodi dentro la stessa maggioranza. Due i capitoli principali, su cui insiste la minoranza Pd: quello legato alle norme transitorie per il ricorso preventivo alla Corte costituzionale in materia di legge elettorale e quello relativo alla possibilità di scorporare le spese per investimenti dal pareggio di Bilancio previsto in Costituzione, a cui si aggiungono i capitoli relativi al procedimento legislativo, alle competenze Stato-Regioni nonché quello relativo al quorum necessario per la dichiarazione di guerra.

Per quanto riguarda il cosiddetto sindacato di costituzionalità all’interno dello stesso Pd si confrontano diverse posizioni: il testo attuale prevede che sia necessario 1/3 dei parlamentari per chiedere una valutazione preventiva alla Corte costituzionale delle riforme del sistema di voto mentre tra gli esponenti della minoranza Dem c’è chi vorrebbe portare l’asticella a 1/10 e chi addirittura vorrebbe che il meccanismo fosse automatico, prevedendo tra l’altro che possa valere anche in via transitoria per l’Italicum.

Ma in attesa che le riforme costituzionali incassino il via libera della Camera (superando così il secondo dei quattro passaggi necessari nel caso delle riforme costituzionali), proprio la riforma della legge elettorale, viene congelata. L’Italicum, dopo il rush del Senato, è infatti approdato a Montecitorio ma – secondo quanto viene spiegato – non sarà all’ordine del giorno dei lavori della commissione prima di marzo. In attesa che la partita entri nel vivo, intanto nel partito democratico si continuano a contrapporre due linee: il governo insiste nel sostenere che non via sia più spazio per ulteriori modifiche mentre la minoranza Dem chiede di aprire di nuovo il dibattito, soprattutto sui capilista bloccati.