Riforme, primo sì al Ddl. Tensione governo-minoranza Pd

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Dicembre 2014 8:22 | Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2014 8:22
Riforme, primo sì al Ddl. Tensione governo-minoranza Pd

Filippo Civati (Ansa)

ROMA – La commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato il ddl del governo con la riforma del bicameralismo e del titolo V. Il testo approda martedì 16 dicembre in Aula.

Tra gli emendamenti approvati, quello che definisce il quorum per eleggere il capo dello Stato, fissato a 3 quinti dei votanti a partire dal nono scrutinio. Il testo varato dal Senato prevedeva i due terzi dei grandi elettori nei primi tre scrutini. Dalla quarta votazione si scendeva ai tre quinti, e alla maggioranza assoluta dal nono.

L’emendamento approvato nella nottata in commissione conserva la maggioranza dei due terzi dei grandi elettori nei primi quattro scrutini; dalla quinta votazione si scende ai tre quinti dei grandi elettori e dal nono scrutinio il quorum è fissato ai tre quinti dei votanti.

L’emendamento ha avuto il sì di tutti i gruppi rimasti in Commissione: Pd (compresa la minoranza), Ncd, Pi, Sc e Forza Italia.

Ma i problemi per Renzi e il governo vengono dall’interno, fino alla minaccia di otto deputati dem di chiedere la loro sostituzione e gli avvertimenti di Filippo Civati che adombrano persino una scissione. Alla fine gli esponenti della minoranza Pd sono usciti dalla Commissione e non hanno preso parte al voto dei pochi emendamenti rimasti.

Dunque la spaccatura tra renziani e minoranza del partito è divenuta eclatante durante i lavori della commissione Affari costituzionali della Camera, impegnata a discutere la riforma di bicameralismo e Titolo V. Nel corso di una giornara convulsa, al testo sono state apportate anche importanti modifiche, comprese alcune richieste della minoranza dem. Questa apertura, però, non è bastata a evitare la divisione interna ai democratici, con la minoranza che, alla vigilia dell’assemblea del Pd, è uscita al momento di votare alcuni articoli e a chiedere di essere sostituiti in commissione.

Gli otto hanno detto di voler evitare che si determinasse nuovamente quanto accaduto mercoledì scorso, quando il governo è stato battuto sui senatori a vita proprio grazie ai voti degli esponenti della minoranza. Dal governo è arrivata a stretto giro una reazione, ufficiosa ma che rende l’idea: “Tanto noi i numeri li abbiamo lo stesso”.

Al termine della riunione dem, gli otto non hanno partecipato alla ripresa dei lavori della commissione, durante le votazioni sull’articolo 3 delle riforme, senza che questo facesse venire meno la maggioranza. Poi i ‘dissidenti’ sono rientrati in commissione, riformulando la loro richiesta, di fatto cercando di aprire una trattativa su alcuni punti, come il sindacato di costituzionalità o il quorum per l’elezione del presidente della Repubblica.