Riforme, Renzi ai suoi: “Siamo al rush finale”. Senato, emendamenti a giorni

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 Giugno 2014 23:56 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2014 23:56
Riforme, Renzi ai suoi: "Siamo al rush finale". Senato, emendamenti a giorni

Matteo Renzi (Foto Ansa)

ROMA – “Siamo al rush finale” sulle riforme. Con queste parole il premier Matteo Renzi, parlando ai suoi, tira dritto sulle riforme. Al vertice di Palazzo Chigi, cui hanno partecipato il ministro Maria Elena Boschi, i sottosegretari alla presidenza Granziano Delrio e Luca Lotti, i vicesegretari del Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani e i capigruppo alla Camera e al Senato Roberto Speranza e Luigi Zanda, Renzi ha messo a punto i prossimi passaggi. E le recenti aperture di Beppe Grillo a un confronto sulla legge elettorale non fermeranno la riforma del Titolo V e del Senato che, anzi, si avvia al traguardo, tanto che entro la settimana potrebbero essere depositati in Commissione gli emendamenti di sintesi dei due relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli.

E’ stato proprio l’asse con la Lega ad aver sbloccato il percorso, dato che il Carroccio sembra trainare Forza Italia. Il governo e Matteo Renzi puntano sempre su una intesa con gli azzurri, anche se un incontro con M5s sulla legge elettorale dovrebbe tenersi la prossima settimana.

Intanto Finocchiaro e Calderoli hanno riferito di aver messo a punto una ventina di emendamenti al ddl del governo che dovrebbe incontrare il consenso dei gruppi, emendamenti che sono ora all’esame del ministro Maria Elena Boschi e del sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, che sta sta tenendo i contatti con Vasco Errani e i presidenti delle Regioni.

Gli emendamenti, ha confidato Finocchiaro, saranno ufficialmente depositati “a giorni” e il sottosegretario alle riforme Luciano Pizzetti si è sbilanciato dicendo che potrebbero essere presentati venerdì. E il voto potrebbe iniziare tra martedì e mercoledì. Gli emendamenti recepiscono molte delle richieste delle Regioni sul Titolo V.

Il ddl del governo aveva tolto ad esse la competenza su alcune materie; le proposte Finocchiato-Calderoli riportano invece in capo alle Regioni le competenze su diverse materie o sulla loro concreta organizzazione sul territorio. Gli emendamenti definiscono inoltre le competenze del futuro Senato e le modalità di elezione del Presidente della Repubblica. Sul primo punto vengono aumentati i poteri di controllo del Senato sugli atti del governo; sul secondo viene portato da 3 a 6 il numero dei delegati regionali che prendono parte all’elezione. Così si risolve lo squilibrio dovuto al dimezzamento dei senatori mentre il numero dei deputati rimane invariato, cosa che avrebbe consegnato alla maggioranza di governo l’elezione del presidente della Repubblica.

Certo rimane aperto il nodo fondamentale, quello della composizione del Senato. Finocchiaro ha detto che in Commissione “c’è una maggioranza a favore dell’elezione indiretta”, il che lascia intendere che ci siano passi avanti rispetto al muro contro muro dei giorni scorsi, che aveva portato i 14 dissidenti del Pd ad autosospendersi (oggi sono rientrati nei ranghi). Una delle soluzioni a cui si lavora è un modello francese rivisto: una Assemblea di Consiglieri regionali e comunali che in ciascuna Regione elegge con voto ponderato i propri senatori, scelti però anche al di fuori degli amministratori locali.

Renzi in serata ha incontrato i vertici del Pd per “stringere i bulloni” sia sui contenuti che sui numeri in Senato. Al capogruppo Luigi Zanda ha chiesto rassicurazioni su questo: il premier punta sempre sull’asse con Berlusconi ma i voti di Fi devono essere aggiuntivi e non sostitutivi.

Per Renzi la priorità temporale rimane la riforma costituzionale, che il Senato dovrebbe licenziare entro i primi di luglio. Il Dossier della legge elettorale, dopo l’apertura di Grillo, potrebbe tornare sul tavolo già la prossima settimana con un incontro a livello di capigruppo tra Pd e M5s. Su questo Renzi è cauto: è vero che Grillo ha aperto al confronto ma rilanciando il proporzionale che per lui e il Pd è fuori discussione.

Giornata di consultazioni anche sul tema europeo. Il presidente del Consiglio ha sentito, tra gli altri, il presidente francese Francois Hollande alla vigilia dell’incontro di mercoledì con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, che sarà ricevuto a pranzo a palazzo Chigi.