Cacciari al Riformista; suicida la politica del Pd, Montezemolo possibile federatore del centro: “Luca sciogli gli ormeggi…”

Pubblicato il 2 Novembre 2010 9:04 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2010 9:04

Massimo Cacciari, professore di filosofia, ex sindaco di Venezia e ideologo di un ex Pci evoluto verso una sinistra liberale, è  stato intervistato da Ettore Colombo per il Riformista. Cacciari, ricorda Colombo, con ex esponenti del Pd come del Pdl veneti, ha dato vita a un movimento, “Verso Nord”.

Il giudizio di Cacciari sul Pd è duro: “Il Pd va avanti facendo leva soltanto sulla catastrofe morale, culturale e politica di Silvio Berlusconi ma non basta e infatti continua a perdere voti. Perché è nato il Pd, rifiutando anche nel nome la parola “sinistra”? Per finire alleato con forze di sinistra radicali e “specializzate”, di solito residuali? Per dar vita a un Ulivo bis che non si capisce bene cosa sia se non il modo migliore per restare sempre all’opposizione? Ma allora va riconosciuta la realtà, e cioè che l’esperimento del Pd, per il quale mi sono battuto per interi decenni, è fallito e che bisogna dire no all’accanimento terapeutico. Vogliono dar vita a un partito socialdemocratico occidentale? Lo dicano, almeno questa è un’ipotesi politica seria e dignitosa! Ma le socialdemocrazie europee si pongono l’obiettivo del governo e certo non si può pensare di andare al governo alleati con Di Pietro e Vendola! Devono farci i conti”.

Definendo “oltre il ridicolo” e “grottesca” la vicenda di Ruby, la marocchina che ha dato il nome all’ultimo scandalo che ha macchiato il declino di Berlusconi, Cacciari allarga il discorso dal pastiche erotico giudiziario alla politica:  “Un capo di governo che telefona alla polizia mentendo, dicendo che la sua amica è la nipote di Mubarak, è una vicenda inaudita. Ormai, Berlusconi è diventato un caso umano e il suo atteggiamento è patologico”.

E precisa: “Il problema che sta dietro lo scandalo è la crisi politica irreversibile di questo governo, sul piano della concezione della democrazia, del rapporto tra poteri dello Stato e delle questioni internazionali che ne coinvolgono azione e interessi. Berlusconi, nonostante tutto, resiste solo perché la corte che ha intorno dimostra una tenacia e resistenza al di là di ogni aspettativa e, dal loro punto di vista, encomiabili. In qualsiasi altro Paese del mondo si sarebbe dimesso: da noi, è la rete dei suoi fedelissimi che lo tiene ancora in sella”.

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Cacciari arriva al paradosso italiano: “Il guaio è che, di fronte alla crisi del centrodestra, non solo il centrosinistra non guadagna voti, ma li perde e che lo stato dell’opposizione è altrettanto caotico e diviso di quello del centrodestra. Ecco, ora, di fronte alla possibile caduta del governo Berlusconi, il centrosinistra, le cui capacità di farsi del male sono infinite, ha un’arma formidabile, in mano: far resuscitare Berlusconi dando vita a un governo tecnico-istituzionale che permetta al premier di gridare al golpe, al ribaltone, eccetera”.

Una transizione finalizzata a una nuova legge elettorale (“per me introducendo collegi maggioritari e il doppio turno”) è “una porta stretta e difficile in cui passare”: “Ogni ipotesi di governo tecnico che si trasformi in governo politico, ogni desiderio di affrontare i problemi dell’economia o di nomi di “eminenti personalità” che dovessero guidarlo farebbero gridare Berlusconi, e soprattutto la Lega, al ribaltone”.

Cacciari guarda invece a Luca Montezemolo come a un possibile federatore del centro.  “Certo, oggi il centro è ancora in una condizione di debolezza, ma se c’è qualcuno che può utilmente capitalizzare la crisi del berlusconismo e di Berlusconi, questo è Montezemolo, un calibro da novanta dalle caratteristiche produttive e creative molto forti e che, con la sua Fondazione, ha già abbozzato una serie di credibili spunti politico-programmatici che dovranno valere sia per le Politiche, se si terranno, sia per le prossime elezioni amministrative, indicando dei propri candidati. Ora, però, Luca deve sciogliere gli ormeggi e diventare il federatore di un centro aperto anche a Fini che oggi si presenti alle elezioni in modo autonomo e domani possa allearsi con la sinistra. La logica dei veti incrociati sarà forte, ma spero prevalgano gli “spiriti animali”, e cioè quell’istinto di sopravvivenza che dovrebbe guidare le scelte politiche. Al centro come a sinistra”.