Rimborsi, il Pd: “I soldi di luglio ci servono, altrimenti chiudiamo”

Pubblicato il 14 Aprile 2012 11:25 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2012 11:25

Antonio Misiani (LaPresse)

ROMA – La Lega, anche per ripulirsi l’immagine dopo lo scandalo, almeno una rata l’ha mollata. Gli altri partiti, invece, a lasciare i rimborsi elettorali non ci pensano. C’è, è vero, la bozza di riforma sulla trasparenza (ed è un percorso già in salita), ma di mollare i 100 milioni non ne vogliono sapere.

Il perché, almeno secondo il Pd, è presto detto: quei “rimborsi”, soldi che sono molto di più di quanto i partiti spendano in campagna elettorale, servono per non chiudere bottega. Perché con i partiti così poco credibili e graditi alla pubblica opinione, campare con le donazioni dei privati è impresa impossibile. Almeno la pensa così l’uomo che del Pd tiene in mano la cassa, il tesoriere Antonio Misiani che al Fatto Quotidiano confessa:  ”Rinunciare all’ultima tranche dei rimborsi elettorali? Impossibile, i partiti chiuderebbero. Sara’ una verita’ impopolare ma qualcuno deve dirla”.

”Abbiamo un disavanzo di 43 milioni di euro”, spiega Misiani che alla domanda se il Pd non sopravviverebbe senza l’ultima rata dei rimborsi, ammette: ”Esatto. L’80,90% dei nostri introiti sono soldi pubblici e il problema non vale solo per noi. Il Pdl i soldi delle politiche del 2008 li ha tutti cartolarizzati, ovvero se li e’ fatti anticipare dalle banche. E’ notizia risaputa. Tutti i partiti hanno bisogno di quella rata per sopravvivere”.

Su come siano stati spesi i soldi, Misiani spiega: ”Un partito vive sempre, mica solo in campagna elettorale. Quei soldi li utilizziamo per pagare l’attivita’ politica, il personale. Il nostro bilancio e’ certificato e i rimborsi per le amministrative li trasferiamo sul territorio”. ”Le donazioni da privati – aggiunge – sono poche”.

Nessun pentimento. Per un tesoriere che dice che i soldi servono c’è un ex tesoriere che sui soldi ai partiti spiega candidamente di non avere rimorsi.  ”Non sono ne’ dissociato ne’ pentito. Aumentando i rimborsi per i partiti abbiamo salvato la democrazia”. Lo afferma, al Mattino, Ugo Sposetti, ultimo tesoriere dei Ds, che spiega: ”Rispetto a qualsiasi altra voce del bilancio dello Stato, i partiti sono gli unici ad avere ridotto le loro entrate pubbliche del 30 per cento. Nessun altro organo istituzionale ha fatto tanto. I partiti sono garanzia di democrazia. Altrimenti mi si dica qual e’ l’alternativa. Piuttosto i cittadini dovrebbero pretendere che questi soldi vengano spesi meglio e nel loro interesse”.

Sugli alti costi di un partito, Sposetti spiega: ”Non ci sono solo le campagne elettorali ma anche l’attivita’ che si svolge durante tutto l’anno. I cittadini, dice l’articolo 49 della Costituzione, hanno diritto di associarsi liberamente nei partiti per concorrere a determinare la politica nazionale: questo significa che alle forze politiche e’ affidata anche una funzione formativa che va garantita con sedi, mezzi, professionalita”’. Cosi’, osserva l’ex tesoriere, i 100 milioni di rimborsi di luglio, ”vanno erogati regolarmente” perche’ ”sono risorse pubbliche destinate al funzionamento della democrazia e percio’ tutte le proposte fatte finora non vanno prese in considerazione. Sono stupidaggini”.  ”Dieci anni fa – ricorda -, quando si e’ deciso l’aumento dei rimborsi, la democrazia italiana era questa: Forza Italia, di proprieta’ di Berlusconi, aveva avuto 380 miliardi di lire per le ultime tre campagne elettorali. Il proprietario, che si era fatto garante di questo indebitamento, possedeva anche alcune televisioni e nel frattempo era diventato premier. Gli alleati, An e Lega, stavano li’ con il cappello in mano a pietire risorse. Dall’altra parte, invece, c’erano i Ds, indebitati per  oltre 1100 miliardi di lire. Conclusione: era una democrazia in stile sudamericano”. ”Abbiamo salvato la democrazia”.