Roberto Fico: Scudo fiscale vergogna. Maxi Condono maxi imbarazzo M5S

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 ottobre 2018 14:06 | Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2018 15:30
Roberto Fico (foto Ansa)

Roberto Fico (foto Ansa)

NAPOLI – Il presidente della Camera Roberto Fico, tocca a lui dare parole all’imbarazzo M5S per il Maxi Condono. Fico prova a limitarsi all’articolo 9 del decreto fiscale. L’ormai famoso “scudo fiscale” inserito (almeno questa è l’accusa di Luigi Di Maio) all’insaputa del Movimento 5 Stelle nel testo del decreto fiscale.

“E’ chiaro – dice il presidente della Camera – che al di là di ciò che è successo, questo lo vedrà il Consiglio dei Ministri nella propria interlocuzione, sono fermamente contrario a che ci sia questo articolo all’interno del decreto”.

Ma non è solo questo articolo su cui Di Maio fa la scena della a mia insaputa. Non è solo lo scudo fiscale, cioè la non punibilità degli evasori, a fare del testo di governo un Maxi Condono. Il testo articolo su articolo smonta il limite di 100 mila euro come non dichiarato sanabile. Sono 100 mila ad anno e a tassa. Il Decreto dà salvacondotto penale all’evasore e così non può che essere. Altrimenti si abbassa l’adesione al condono e la si abbassa di molto. Infine tutto il Decreto smentisce l’assunto M5S che si trattasse solo di aiuto e ristoro a chi ha dichiarato i suoi guadagni ma non ce l’ha fatta a pagare le tasse. Il Decreto dà aiuto e ristoro a chi non ha dichiarato incassi e introiti. 

Grande è l’imbarazzo: a chi gli chiede se sia contrario quindi allo scudo fiscale, Fico replica: “Certo” mentre alla domanda se sia contrario anche alla ‘pace fiscale’ nella sua interezza risponde: “Questo è un discorso lungo…”. Lungo quanto l’imbarazzo M5S. Lo scudo fiscale è per Fico una vergogna. Ma tutto il Decreto è per fico un rospo amaro da ingoiare.

Intanto Palazzo Chigi ha fatto sapere di aver bloccato l’invio del decreto fiscale al Quirinale (“il testo è stato anticipato al Colle solo in via informale”, dice una nota). E annuncia che il premier rivedrà il testo articolo per articolo. Insomma un caos dichiarativo-legislativo.

E Luigi Di Maio, che ha saputo dello “scudo fiscale”, o almeno così ha detto, negli studi di Porta a Porta, è pronto a dar battaglia:

“All’articolo 9 del decreto fiscale – ha detto Di Maio – c’è una parte che non avevamo concordato nel Consiglio dei ministri. Una sorta di scudo fiscale per i capitali all’estero e una non punibilità per chi evade. In Parlamento questo testo non lo votiamo, questa parte deve essere tolta. Non ho mai detto che si volevano aiutare i capitali mafiosi”. Non ha mai detto un sacco di cose, una però almeno avrebbe dovuto saperla: per legge l’unico ufficio che invia un testo di legge al Quirinale è quello di Giuseppe Conte. Conte li legge i testi su cui Salvini e Di Maio fanno gli accordi? E Di Maio legge e controlla quello che va ad annunciare in tv e su facebook come la nuova grande vittoria del popolo?