Rolando Sartori, 80 anni, pensionato. Lettera a Mattarella: “Il 4 marzo non voto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 febbraio 2018 11:08 | Ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2018 11:08
Rolando Sartori, pensionato di 80 anni, in una lettera aperta al presidente Mattarella, spiega perché non voterà

Rolando Sartori, 80 anni, pensionato. Lettera a Mattarella: “Il 4 marzo non voto” (Foto credits: Quotidiano.net)

GROSSETO – “Il 4 marzo non voterò”. Così Rolando Sartori, 80 anni di Follonica (Grosseto), pensionato Italsider, ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Si sente “tradito dallo Stato” e per questo ha reso partecipe il capo dello Stato della sua decisione: la prima volta, da quando ha diritto di voto, che diserterà le urne. Il pensionato ha anche restituito la tessera elettorale, sua e di sua moglie.

La sua lettera aperta a Mattarella è pubblicata dal Quotidiano.net:

“ILL. MO Signor Presidente, forse mi riterrà un insolente, anche se è ben lungi da me il solo immaginarlo, se non altro per il rispetto che Le debbo come cittadino e, mi consenta, per l’ammirata considerazione che io, democratico cristiano, ho sempre nutrito per la famiglia Mattarella, per il suo impegno politico e l’alto senso di civismo, caparbiamente portato avanti, senza flettere, fino all’estremo sacrificio. Non avrei voluto disubbidire alle sue sollecitazioni a non disertare il voto ma, mi creda Signor Presidente, in tutta franchezza, la maggior parte di noi vecchi, pensionati ed invalidi, non ne può più di essere presa, consciamente, in giro, violentata, offesa ed umiliata nella sua povera dignità di vecchi lavoratori” […]

Ma, come milioni di altri italiani, non ne posso più davvero: ho 80 (ottanta) anni, sono un grande invalido del lavoro ed invalido civile al 100%, senza, per quest’ultimo, percepire un picciolo o uno dei tanti bonus perché 1.300 euro di pensione (sulla quale pago 700 euro di IRPEF) debbono bastare a me e mia moglie. Fino al cancello del cimitero andrò in carrozzella a rotelle finché gravi patologie cardiovascolari e una grave insufficienza renale cronica di grado 5° (dialisi o trapianto) me lo consentiranno”.

Rolando vive con sua moglie, che ha due anni meno di lui, anche lei invalida civile e portatrice di handicap:

“Nessun bonus, nessun aiuto economico o controversa assistenza pubblica regolata da un Isee che mi vuol ricco per forza per quei 1.300 euro ed altri 500 di accompagnamento dai quali lo Stato trattiene mensilmente il costo dell’ospedalità. Nessun aiuto pubblico per un terapeuta, per una giornata d’una badante che, per questo Stato dovrei pagare tutto con quei maledetti 1.300 euro, frutto di contributi veri, versati e guadagnati con il sudore, col sangue e con la salute”.

Basta prese in giro, dice Rolando. “Basta, umilmente, basta”.