Roma. Il Campidoglio rischia il dissesto, per il bilancio 2010 mancano 256 milioni di euro

Pubblicato il 24 maggio 2010 16:00 | Ultimo aggiornamento: 24 maggio 2010 16:00

Campidoglio

I conti non tornano in Campidoglio. E questa non è una novità. All’appello mancano 256 milioni di euro, scrive il Messaggero, a causa di uno squilibrio ancora esistente tra entrate e uscite. E l’unico antidoto “per evitare il dissesto del Comune”, ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno, sono quei 500 milioni di contributo strutturali annui, comprensivi nella manovra finanziaria al vaglio del Governo.

Ma questa sarebbe solo una boccata d’ossigeno, il contributo del Governo infatti, non farebbe stare tranquillo il Palazzo Senatorio che ha i conti in rosso anche sul fronte della gestione ordinaria. Non a caso Alemanno parla del 2010 come un “anno orribile”. Il quotidiano romano sottolinea che il debito del Campidoglio nella gestione ordinaria è dovuta prima di tutto alla diminuzione delle entrate (come l’abolizione dell’Ici sulla prima casa) e il mancato trasferimento di liquidi da Stato a Regione; dall’altro lato invece sono aumentate le spese per i servizi pubblici, dai trasporti alla pulizia della città.

E sulla testa del sindaco e della città pesa la presentazione della previsione di bilancio 2010 prevista tra giugno e luglio. In quella sede bisognerà mettere ordine nei conti del Campidoglio, avere un’idea chiara tra attivo e passivo, tra entrate e uscite. Secondo le stime del Messaggero il Comune di Roma deve recuperare 256 milioni di euro nel bilancio di quest’anno. Escluso l’intervento del Governo, per risalire la china si dovrebbe, per non andare a pesare sulle tasche dei cittadini, accelerare i trasferimenti arretrati che il Campidoglio deve avere dalla Regione Lazio in materia di trasporti. Ma visto il portafoglio della Pisana non ci si può fare affidamento.

Allora ecco la cura immediata: aumentare senza danni i fondi a disposizione dell’Ama con la cancellazione dell’Iva sulla Tari e contare sui fondi che dovrebbero arrivare dal concordato sulle multe elevate sino al 31 dicembre 2004, la cui scadenza improrogabile è il 30 giugno prossimo. Se tutto ciò non dovesse bastare ecco allora i tagli dolorosi. Prima di andare ad alleggerire le tasche dei cittadini, come l’ipotesi di aumentare i biglietti per il trasporto pubblico, Palazzo Senatorio promette tagli agli sprechi, riduzione dei costi, investimenti sul sociale e manutenzione stradale, cura del verde e sostegno alle imprese.

Come riuscirà a raggiungere tali obiettivi se lo chiedono tutti. Il Comune di Roma è schiacciato da 9,6 miliardi di euro e un piano di rientro che, da qui al 2046, ha bisogno di finanziamenti stabili dal Governo. Per questo Alemanno ha cercato di sensibilizzare le coscienze di tutti anche della sinistra affinché da Palazzo Chigi arrivi il contributo annuo di 500 milioni di euro per il piano di rientro. Così forse il si potrà fare il primo passo verso l’ascesa dell’impervia montagna del bilancio 2010.