Roma e Milano, Marino e Pisapia: le due capitali con due sindaci “strani”

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 10 Giugno 2013 16:22 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2013 16:38
Roma e Milano, Marino e Pisapia: le due capitali d'Italia coi due sindaci strani

Pisapia sul palco accanto a Marino nell’ultima giornata di campagna elettorale (LaPresse)

ROMA – Dopo Giuliano Pisapia, Ignazio Marino. Dopo Milano, Roma. Le due capitali d’Italia sono accomunate da una cosa: avere un sindaco “strano”, “radicale”, di sinistra, eccentrico rispetto al partito di riferimento.

Giuliano Pisapia è di Sel, ma figura molto autonoma, con una sua storia diversa da quella di Nichi Vendola, una differenza marcata fin dall’indomani della vittoria, quando Pisapia invitò il governatore pugliese – che aveva esultato per una Milano “espugnata” – ad “ascoltare, prima di parlare”.

Ignazio Marino è del Pd, ma si è sempre scontrato con il suo partito sui temi della laicità. Negli ultimi mesi è sembrato più in sintonia con Sel e qualche volta con M5S che con i democrat. Ha votato per Stefano Rodotà presidente, non ha votato la fiducia al governo Letta, sì è schierato a favore dell’opzione A al referendum di Bologna sulla scuola pubblica, laddove tutto il Pd locale era per l’opzione B.

Marino ha infine condotto tutta una campagna elettorale senza i simboli del Pd sui suoi manifesti, attento a non nominare mai il Pd, quasi per scaramanzia. Una diffidenza cordialmente ricambiata: lo si è visto quando in piazza San Giovanni Marino ha concluso la volata per il primo turno con pochissimi maggiorenti del partito saliti insieme a lui sul palco. Mentre nell’ultima giornata di campagna per il ballottaggio accanto a Marino c’era un sorridente Pisapia.