Romani ministro nucleare a sua insaputa: “Il referendum ha dato ragione al governo”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 14 Giugno 2011 16:05 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2011 16:05

Paolo Romani

ROMA – Secondo il ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani “il risultato – del referendum – conferma la linea che il governo aveva già fatto propria” prima con la moratoria, poi con l’abrogazione definitiva della legge sulla ripresa della strategia nucleare. Lo ha detto a La Repubblica, scritto nero su bianco. A questo punto o il ministro ha frequentato poco il governo negli ultimi anni o ci deve essere qualche strana sostanza nei condizionatori degli uffici del ministro a via Veneto. Prima di Romani sedeva sulla poltrona dello sviluppo economico Scajola, quello a cui fu comprata la casa a sua insaputa. Forse è la carica di ministro per lo sviluppo economico che fa dire delle baggianate che nemmeno un bambino di tre anni potrebbe ritenere neanche verosimili. Non ci sono altre spiegazioni.

Farebbe bene il ministro (in che mani siamo) a leggere quanto riportato sul sito del governo Berlusconi, il link esatto è il seguente: http://www.governoberlusconi.it/dettaglio/480/ritorno-al-nucleare-energia-pulita-a-costi-piu-bassi. Nel sito, ufficiale, si legge:

Ritorno al nucleare: energia pulita a costi più bassi. Il ritorno al nucleare era uno degli impegni della campagna elettorale ed è un passo importante per garantire al nostro Paese tutta l’energia di cui ha bisogno. Per raggiungere questo scopo il governo ha predisposto un piano che punta a un mix composto da: 50% gas, petrolio, carbone pulito; 25% nucleare; 25% fonti rinnovabili. L’energia nucleare è attualmente uno dei modi più puliti, economici e sicuri per disporre di elettricità su larga scala. Il 24 febbraio 2009 il presidente Berlusconi ha siglato con il presidente Sarkozy un accordo di collaborazione sul nucleare tra Italia e Francia, che prevede la costruzione in Italia di quattro centrali di terza generazione entro il 2020. Il braccio operativo dell’accordo è costituito dall’intesa tra Enel ed Edf, che già collaborano alla costruzione della centrale di Flamanville, in Francia. L’Agenzia per la sicurezza nucleare.

Il 9 luglio 2009 il Senato ha approvato il disegno di legge di sviluppo, che sancisce il ritorno al nucleare istituendo l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare. L’Agenzia sarà l’autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo e l’autorizzazione ai fini della sicurezza delle attività concernenti gli impieghi dell’energia nucleare, la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi, la protezione dalle radiazioni, nonché la vigilanza sugli impianti. Entro sei mesi il governo definirà i criteri per la localizzazione delle centrali e i requisiti per le necessarie autorizzazioni. Quindi saranno le imprese energetiche ad individuare i siti dove costruire le centrali, dichiarandoli “di interesse strategico nazionale” e quindi soggetti anche a controllo militare. Ogni centrale dalla preparazione dell’area fino al collegamento alla rete verrà realizzata in 4 anni, con un costo di 4-5 miliardi. Le nuove centrali produrranno almeno il 25% di energia elettrica in più.

Quattro buoni motivi per tornare al nucleare:

1. Diminuire le importazioni di petrolio, gas e carbone.

2. Il nucleare è energia pulita, non inquina perché non produce anidride carbonica.

3. Il nucleare di terza generazione è un sistema sicuro.

4. Gli italiani pagheranno meno la bolletta dell’elettricità. Quando le nuove centrali nucleari entreranno in funzione, la produzione di energia elettrica dovrebbe crescere di almeno il 25%.

(…) 30 luglio 2010

Difficile sostenere che il referendum confermi quindi la linea del governo, ma Romani ci crede e parla di moratoria e successiva abrogazione della legge in questione. Buona fede o faccia di bronzo?. La  moratoria di cui parla risale al marzo scorso, quando cominciava ad essere evidente che alla prova referendaria la politica energetica del governo sarebbe stata bocciata. Una pezza sotto forma di moratoria quindi. A maggio poi, meno di un mese dalla consultazione elettorale, con il decreto omnibus la moratoria diviene legge anche se Berlusconi, capo del governo qualora Romani non lo sapesse, dichiara candidamente ad aprile: “Siamo assolutamente convinti che l’energia nucleare è il futuro per tutto il mondo. La moratoria è servita per avere il tempo che la situazione giapponese si chiarisca e nel giro di 1-2 anni l’opinione pubblica sia abbastanza consapevole da tornare al nucleare”.

Così, a meno di una settimana dal referendum il governo, già sbugiardato dalla Cassazione che aveva considerato in ogni caso ammissibile il quesito referendario sul nucleare, anche dopo l’approvazione della moratoria che mirava a eliminare non il nucleare ma il referendum, viene sbugiardato anche dalla Corte Costituzionale presso cui aveva fatto ricorso. Il giudizio referendario sull’atomo – secondo la Consulta – proprio per la sua “matrice razionalmente unitaria“ e per i suoi “requisiti di chiarezza, omogeneità e univocità“ mira alla cancellazione di norme che il Governo, pur avendo proceduto con delle disposizioni abrogative, intende in realtà favorire attraverso l’adozione di “una strategia energetica nazionale che non escluda espressamente l’utilizzazione di energia nucleare“, e che risulta quindi “in contraddizione con l’intento perseguito dall’originaria richiesta referendaria“.

Probabilmente Romani è ministro a sua insaputa.