Rosario Crocetta exit strategy: “Un mese per le riforme, poi il voto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 luglio 2015 9:25 | Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2015 9:25
Rosario Crocetta exit strategy: "Un mese per le riforme, poi il voto"

Rosario Crocetta exit strategy: “Un mese per le riforme, poi il voto”

ROMA – Alle 16 di martedì 21 luglio Rosario Crocetta è atteso all’Assemblea regionale siciliana: non si dimetterà oggi – come tutti a parole sperano e tutti però temono perché per 90 consiglieri significherebbe andare a casa – perché “sono un combattente”, ha ribadito ancora. Ma intanto prepara la sua uscita, anche per non finire la sua esperienza con il marchio d’infamia della presunta intercettazione dello scandalo.

E per sistemare i bilanci di una regione sull’orlo del default. Uscita in qualche modo concertata con il Pd che per bocca del suo segretario siciliano Raciti gli rinfaccia la sudditanza a quel “cerchio magico” deleterio, quasi un “governo parallelo” che da Ingroia a Lumia rappresenta il volto retorico e inconcludente dell’Antimafia.

Dirò che non posso dimettermi su una motivazione inesistente, su una telefonata e su una frase smentite dalla Procura. Dirò che non sono disponibile a subire all’infinito il martirio, deciso a continuare a combattere il malaffare. Ma che, fatte alcune cose importanti per la Sicilia, per questa terra che rischierebbe la fine della Grecia, possiamo valutare con Parlamento e maggioranza, dentro il centrosinistra, un percorso per una chiusura anticipata della legislatura. (Rosario Crocetta al Corriere della Sera).

Un  mese, forse due e si va al voto quindi: il presidente Pd Matteo Orfini ha in mente un’agenda del genere, anche se non rinuncia a minacciare la sfiducia del partito. A proposito di Lucia Borsellino, infine, Crocetta sostiene di averla sempre difesa, anche “più di quanto lei sappia”.

Sotto accusa è la presunta ingerenza sulle scelte di governo del dottor Tutino (quello dell’intercettazione scandalo) e dell’ex commissario dell’ospedale Villa Sofia Giacomo Sampieri. Agendo alle spalle della Borsellino che, ancora Raciti a nome del Pd sostiene di aver difeso contro quel grumo di interessi di cui sopra.

La Borsellino ha definito “infernale” il contesto in cui ha dovuto vivere. “Lucia è stata tratta in inganno da notizie fasulle, per questo ce l’ha con Tutino. Ma io Lucia l’ho sempre difesa, fino all’ultimo. Qualche sera prima che si dimettesse siamo stati a cena assieme. E come lei voleva, nell’immediata vigilia del suo addio ho redarguito pesantemente il manager del Civico Migliore che non voleva rinnovare la convenzione con l’Ismett. Ho protetto la Borsellino da tante cose che non sa neppure la sua famiglia, solo per non darle sofferenza”. (Antonio Fraschilla, La Repubblica).