Caos al Senato, emendamenti al ddl Gelmini: Rosi Mauro trasforma il voto in uno show. Tutto da rifare?

Pubblicato il 21 Dicembre 2010 23:57 | Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2010 23:57

Rosi Mauro

Una giornata campale e un “one woman show” oggi, 21 dicembre, al Senato. A Palazzo Madama si discuteva la riforma Gelmini. Dopo una richiesa (respinta) della senatrice del Pd Anna Finocchiaro,  la presidentessa di turno, la leghista Rosi Mauro, è diventata protagonista assoluta della giornata.

Rosi Mauro show.La Mauro, senza preoccuparsi granché della prassi del Senato, ha deciso di fatto che la discussione era finita e che era tempo di andare al voto. Immediate, quanto inutili,  le proteste dell’opposizione. La Mauro, piglio autoritario e gestualità scattosa, ha iniziato a chiamare uno dopo l’altro gli emendamenti senza dare neppure un secondo di tempo per il voto. A raffica, l’uno dopo l’altro, fino a quando, per il crescente vociare dell’opposizione, la seduta è stata sospesa. La Mauro, nel frattempo, alzava la testa solo nel tentativo di zittire le proteste e sfogava il suo nervosismo scrivendo e sbarrando il registro dei provvedimenti.

Nel frattempo i senatori hanno votato, senza neppure capire cosa. E, per evitare un nuovo passaggio alla Camera, il voto è stato annullato. Più che la prassi a colpire è, e non può non essere, il comportamento della Mauro. La leghista presiedeva in quel momento il Senato della Repubblica, ma lo ha gestito come se fosse una rissosa assemblea di condominio. Un dettaglio: chi siede là è, o almeno dovrebbe essere, super partes. La Mauro oltre a urlare: “Vergogna, il presidente si è già espresso” ai senatori dell’opposizione, ha sfoggiato una vistosa coccarda “verde Lega”. Discutibile.

L’antefatto. Nell’aula del Senato è scoppiato il caso di una modifica apportata dalla Camera al ddl Gelmini che riguarda la precedente legge Moratti sull’università ed è, ad avviso dell’opposizione fonte di contraddizione. La modifica riguarda la norma che prevede che i ricercatori che hanno insegnato almeno tre anni hanno il diritto di essere professori aggregati. Questa norma, che è l’articolo 11 della legge Moratti, è stata modificata all’articolo 6 del ddl Gelmini che pone dei limiti a questa possibilità di essere nominato professore aggregato. La stessa legge nell’articolo 29 sopprime l’articolo 11 della precedente legge Moratti. Da qui la contraddizione che è stata segnalata dal Pd, in particolare dalla capogruppo Anna Finocchiaro che ha chiesto un’immediata riunione della giunta del regolamento perché così com’è la legge non può essere approvata.

La presidente di turno Rosi Mauro ha letto un parere della presidenza che parla di ”apparente contraddizione” e il governo, secondo la senatrice del Pd Mariangela Bastico ”il governo ha riconosciuto che c’è un evidente errore e intende intervenire con il decreto Milleproroghe”. Ma per il Pd questo non è possibile perché il decreto Milleproroghe riguarda solo la proroga di alcune norme in scadenza. Questo il tema in discussione.

Quando la presidente Rosi Mauro, dopo aver letto la nota della presidenza sul problema posto dal Pd ha provato ad andare avanti e non ha accettato la richiesta di Anna Finocchiaro di convocare la giunta del regolamento. Da quel momento è scoppiata la bagarre in aula con l’opposizione che ha protestato mentre Rosi Mauro gridando ”vergogna, vi ho dato una risposta, non rispettate la presidenza” ha messo in votazione una serie di emendamenti gridando ogni volta ”non approvato, non approvato”. Ma qualche senatore ha sentito invece per almeno un emendamento ”approvato”. Ora dal presidente Schifani sono riuniti i capigruppi di maggioranza e opposizione per superare questa empasse.

L’Udc favorevole a una nuova votazione. I senatori dell’Udc condividono la decisione del presidente del Senato Renato Schifani di far ripetere le sette votazioni su altrettanti emendamenti al ddl Gelmini proclamati approvati dalla presidente di turno Rosi Mauro. Il capogruppo Udc, Gianpiero D’Alia, ha detto in Aula che il presidente Schifani “applica correttamente il primo comma dell’art. 118” Rivolto poi ai colleghi di maggioranza, D’Alia li ha invitati “ad abbandonare il tifo da stadio, causa, insieme alla vostra supponenza, degli errori nella gestione d’Aula”.

Pd e Idv non rivotano gli emendamenti. In serata i senatori del Pd e dell’Italia dei Valori hanno annunciato di non voler partecipare a nessuna delle votazioni che il presidente del Senato Renato Schifani ha deciso di far ripetere sugli emendamenti proclamati approvati dalla presidente Rosi Mauro: lo hanno detto in Aula la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro e il senatore dell’Italia dei Valori Francesco Pardi.

Il giallo degli emendamenti votati. E’ stato approvato o non approvato un emendamento del Pd sulla riforma universitaria quando in Aula è scoppiata la bagarre? E’ un vero e proprio giallo e i senatori sono divisi nell’interpretazione delle fasi concitate delle votazioni quando la presidente di turno Rosi Mauro ha voluto andare vanti nelle votazioni non curante delle vivaci proteste dell’opposizione.

Su Youtube che ha diffuso sulla rete la fase delle votazioni tra le proteste, si sente chiaramente la presidente dire ad un certo punto ”approvato” per l’emendamento 6.26, tra diversi ”non approvati” sulla manciata di emendamenti che si è ostinata a far votare mentre il caos aumentava in Aula. La patata bollente è ora nelle mani del presidente dell’assemblea Renato Schifani che ha convocato i capigruppo di maggioranza e opposizione per risolvere il problema.

I pianisti. Soprattutto, oggi in aula è stata una giornata campale per i “pianisti”, figura tipica, sempre deplorata ma mai da nessun gruppo fino in fondo abiurata, del parlamentare che interviene nelle votazioni anche le più importanti e inserisce la tessera per votare di uno o più colleghi di gruppo in quel momento assente o presente in Aula ma impegnato in qualche conversazione.

Il senatore del Popolo della Libertà Pasquale Nessa è stato uno dei “pianisti” sorpresi nella seduta antimeridiana. La palma del pianista illustre però non va a lui, ma al ministro della Cultura, il senatore Sandro Bondi, che ha votato per il collega di governo, e di partito, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi.

La polemica è scoppiata poi nel pomeriggio. Il capogruppo dell’Italia dei Valori a Palazzo Madama, Felice Belisario, ha chiesto le dimissioni di Bondi o, in alternativa, la riunione della Giunta del Regolamento. Il senatore del PdL Gaetano Quagliariello ha giudicato infondate le sue richieste e ha portato come esempio il richiamo garbato fatto dal presidente di turno Domenico Nania al senatore del Pd Gianrico Carofiglio mentre votava per un collega di gruppo, presente in Aula.

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