Cota frena sulla Ru 486: “in Piemonte la pillola resti in magazzino”

Pubblicato il 31 Marzo 2010 20:46 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2010 20:46

Il neoeletto presidente della regione Piemonte, Roberto Cota, frena sulla pillola abortiva, Ru486.

“Le confezioni arrivate in Piemonte potrebbero marcire in magazzino”, ha dichiarato oggi, spiegando di pensarla in modo “completamente diverso” dall’ex presidente Mercedes Bresso. “Sono per la difesa della vita – ha detto Cota – e penso che la pillola abortiva debba essere somministrata quanto meno in regime di ricovero”.

Tutte “stupidaggini” secondo Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. “In Italia è garantita la libertà terapeutica, un ambito che riguarda solo il medico, il paziente e il loro rapporto. Tutto il resto sono chiacchiere inutili”.

Il percorso della Ru486 in Piemonte potrebbe incontrare lo stop della regione, quindi, nel caso in cui non venisse inserita nel prontuario regionale. Ma il rallentamento nella distribuzione della pillola abortiva negli ospedali appare una possibilità concreta anche per altre regioni. A spiegarlo è il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, che fa sapere: “Tecnicamente i presidenti delle regioni potrebbero rallentare o anche impedire che il farmaco arrivi negli ospedali non facendolo introdurre nel prontuario regionale”. La Ru486 “ha completato tutto l’iter legislativo – precisa Roccella – una volta che l’Aifa ha stabilito il prezzo e autorizzato la messa in commercio secondo il prontuario nazionale. A livello regionale invece l’arrivo della pillola può essere rallentato o bloccato sotto un profilo tecnico-economico”.

La Ru486 può “in teoria non essere inserita nel prontuario regionale – conclude il sottosegretario – sulla base di considerazioni circa il prezzo e la rimborsabilità. Se quindi il farmaco non viene inserito, gli ospedali sul piano pratico non potrebbero poi ordinarlo. Tuttavia, in un’eventualità del genere, si aprirebbe poi un problema con l’Aifa, perché il prontuario nazionale è il suo”.

Intanto i medici chiedono chiarezza. I ginecologi degli ospedali lombardi, riunitisi per elaborare un protocollo condiviso sull’impiego del farmaco, chiedono linee guida nazionali più precise per la legge 194 sull’aborto, che specifichino meglio come comportarsi nell’impiego della RU486. Tutti sono intenzionati a rispettare in modo “assoluto le disposizioni che prevedono il ricovero ordinario per tre giorni”. Anche se rimane la possibilità che la donna firmi anticipatamente e di sua volontà l’autodimissione. Tuttavia, ribadiscono i medici, “la RU486 non sarà negli ospedali da domani, ma da domani le farmacie ospedaliere potranno avviare la procedura per richiederla. Le prime dosi del farmaco potrebbero tranquillamente arrivare dopo Pasqua”.