Ruby e le intercettazioni che tolgono il sonno a Berlusconi

Pubblicato il 7 Settembre 2011 10:50 | Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2011 11:25
Kharima el Marhoug

Kharima el Marhoug detta "Ruby" (Foto LaPresse)

ROMA, 7 SET – C’è un altro argomento che toglie tempo al riposo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi più della crisi e dello spread: è quello che lo ha tenuto sveglio fino a tarda sera anche ieri, 6 settembre, giorno di sciopero generale e di ennesime modifiche alla manovra. Si tratta del processo Ruby, in cui Berlusconi è accusato di aver ricevuto in casa una prostituta minorenne – Ruby, appunto, soprannome della marocchina Kharima el Marough.

Il processo riprenderà il 3 ottobre a Milano, ma prima di allora Berlusconi spera che la giunta per le autorizzazioni della Camera affronti il tema dell’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche di Arcore.

Si tratta delle chiamate in cui, ricorda il Corriere della Sera, si sentono le voci di Nicole Minetti, Marysthel Polanco, Lele Mora ed Emilio Fede. Ancora a tarda sera ieri, 6 settembre, il presidente del Consiglio era in riunione con l’avvocato Niccolò Ghedini.

L’obiettivo è ottenere dalla Camera ciò che è già stato negato dai magistrati: la violazione dell’articolo 68 della Costituzione nel momento in cui i pm di Milano intercettavano a tappeto gli ospiti di Berlusconi con lo scopo di controllare il padrone di casa”.

Berlusconi ha già scritto una lettera di tre pagine per chiedere alla giunta di esprimersi sull’inutilizzabilità di tutte le intercettazioni effettuate “a rete” su utenze mobili seguite fin dentro la sua residenza.

Per Berlusconi, scrive il Corriere della Sera, l’obiettivo di quella indagine “era il controllo del presidente del Consiglio” e questo dovrebbe indurre la Camera a ravvisare la violazione dell’articolo 68 con conseguente inutilizzabilità delle trascrizioni già depositate in giunta nelle quali, per altro, le rare parole captate al premier sono omissate.

Dopo avere illustrato, brevemente, la questione giudiziaria che lo riguarda, il premier sottolinea come i magistrati milanesi abbiano omesso di assumere una decisione in merito ad alcune richieste avanzate dai suoi legali.

In particolare, avrebbe chiesto al tribunale di Milano di pronunciarsi anche ”sull’utilizzabilità o meno delle intercettazioni telefoniche essendo queste state disposte, a parere di Berlusconi, in violazione dell’art. 68 della Costituzione”.

Ma, al tribunale di Milano si richiedeva anche una pronuncia ”sull’utilizzabilità o meno dei tabulati telefonici, della legittimità dell’individuazione delle cellule telefoniche, nonché della correttezza in ordine all’acquisizione di copiosa documentazione bancaria e ciò sempre in relazione all’articolo 68 della Costituzione”.

Oggi in giunta presieduta da Pierluigi Castagnetti (Pd) comunicherà il contenuto della lettera di Berlusconi e il Pdl chiederà di esaminarla subito anche se non se ne parlerà prima del 16 settembre, data ultima per chiudere il dibattito su Marco Milanese (Pdl), l’ex braccio destro di Tremonti, che rischia l’arresto.A

Al centro del vertice di palazzo Grazioli c’è stata anche l’inchiesta sulla presunta estorsione ai danni di Berlusconi. I pm Piscitelli, Curcio e Woodcock, che oggi riceveranno dai legali del premier le date disponibili per l’interrogatorio, sentiranno domani, 8 settembre, nel carcere di Poggioreale, Giampaolo Tarantini, l’imprenditore barese accusato insieme alla moglie Angela Devenuto e al direttore dell’ Avanti Valter Lavitola di aver estorto oltre ottocentomila euro al premier, che avrebbe pagato per evitare che dalla strategia difensiva adottata da Tarantini a Bari, dove è imputato per sfruttamento della prostituzione, emergessero particolari imbarazzanti circa i rapporti tra Berlusconi e le escort che lo stesso Tarantini gli procurava.