Caso Ruby, Bersani: “Berlusconi non può fare queste cose e guidare il Paese”

Pubblicato il 6 Novembre 2010 16:00 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2010 18:20

”Non si possono fare, e nemmeno pensare, queste cose così e poi guidare il Paese”, fra cui ”sbattere un minore su una strada”. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, nel suo intervento di chiusura dell’Assemblea dei segretari di circolo del Pd, in cui ha annunciato una “grande manifestazione nazionale l’11 novembre a Roma” sui temi del lavoro e della democrazia.

Bersani ha preso spunto dalla decisione del premier di non intervenire alla Conferenza nazionale sulla famiglia, dopo le critiche delle associazioni a causa dei suoi comportamenti recenti: ”Non è andato – ha detto il segretario del Pd – ma noi ameremmo avere un presidente del Consiglio che potesse andare alla Conferenza della famiglia”.

Il segretario del Pd ha rigettato le affermazioni di quanti sostengono che criticare il premier significherebbe essere moralisti: ”Noi – ha affermato – non ne facciamo una questione di etica, stiamo parlando di politica; e cioè ci domandiamo se in politica debba esistere una qualche forma di coerenza”.

A questo punto Bersani ha letto l’Articolo 54 della Costituzione, in cui si legge che ”i cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”; ”disciplina e onore”, ha ripetuto con enfasi Bersani. ”La correttezza politica – ha proseguito – è un di più rispetto alla correttezza personale. Guidare un camion è un fatto pubblico, ma occorre la patente; e per avere la patente bisogna essere una persona per bene. Fissiamo questo punto o non ci capiamo più – ha insistito – perché non ci può essere politica senza civismo”.

”Altrimenti – ha affermato ancora il segretario Pd – si può dire che è lecito non pagare le tasse, che le donne sono il dopolavoro del maschio, che gli omosessuali sono da disprezzare e un minore lo puoi sbattere su una strada. Queste non sono noccioline – ha proseguito tra gli applausi – perché a 15 anni hai 15 anni, a 17 anni hai 17 anni. Questa è una cosa drammatica, perché riguarda come consideri l’adolescenza in questo Paese”. ”Non puoi non solo fare – ha aggiunto – ma nemmeno pensare queste cose così e continuare a guidare il Paese. Queste cose nel mondo non vengono capite. Immaginate la catastrofe che ci ha portato nel mondo e come ci hanno limitato nei nostri centri di interesse”.

“Noi non chiediamo un salto nel buio, non vogliamo un ribaltone, ma una ripartenza del Paese”, ha detto poi il segretario del Pd, chiudendo l’assemblea dei segretari di circolo del Pd.

Bersani ha chiesto a Fli di ”staccare la spina” al Governo Berlusconi per poter poi dar vita ”a un breve governo di transizione che faccia la riforma elettorale e consenta di andare alle urne sulla base di nuove proposte per il Paese”.

”Oggi – ha detto Bersani – non c’è governo, non c’è una barra del Paese; c’è invece traccheggiamento e tatticismo”. ”Noi – ha proseguito – non chiediamo a Fini di fare questo o quello, diciamo una cosa semplice: il Paese va allo sbando, Berlusconi si dimetta. Lui però – ha osservato Bersani – non si dimette e allora chiunque ha senso della responsabilità stacchi la spina”.

Il segretario del Pd ha indicato tre motivi della sua richiesta a Fli: ”primo, perché il governo non ci ha preso sui temi della crisi; secondo, perché c’è un’evidente crisi politica della maggioranza; terzo, perché siamo avvitati sui problemi personali del presidente del Consiglio. Non possiamo star lì a mangiare lodo Alfano mattina, pomeriggio e sera”.

”Noi non chiediamo un salto nel buio – ha quindi proseguito Bersani – non vogliamo un ribaltone ma una ripartenza del Paese” che può passare per ”un breve governo di transizione che faccia la riforma elettorale e consenta di andare alle urne sulla base di nuove proposte per il Paese”.

Bersani ha poi spiegato di non voler andare alle urne con l’attuale legge elettorale: ”il punto – ha spiegato – non è solo la nomina dei deputati da parte del padrone. Quella legge lì fa si che con il 34% puoi fare tutto, puoi fare il presidente della Repubblica. Abbiamo paura? – ha quindi domandato Bersani – No, semplicemente non vogliamo un Paese così: io non voglio nominare i deputati e non voglio nominare il presidente della Repubblica”.