Caso Ruby: mercoledì Csm discute delle accuse di Berlusconi ai pm

Pubblicato il 17 Gennaio 2011 21:49 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2011 21:50

Silvio Berlusconi

Il Csm si pronuncerà in tempi stretti sulle accuse rivolte da Silvio Berlusconi ai pm di Milano che hanno chiesto per lui il giudizio immediato per concussione e prostituzione minorile in relazione alla vicenda di Ruby. Non lo farà, almeno per ora, con l’apertura di una nuova pratica a tutela di quei magistrati ma in occasione del dibattito in plenum, già fissato per dopodomani, sulla delibera che difende uno dei pm di quell’ufficio, il sostituto procuratore Fabio De Pasquale, che rappresenta l’accusa nel processo Mills e che è stato definito nell’ottobre scorso dal capo del governo ”famigerato” e parte di un ”accordo tra i giudici di sinistra per sovvertire il risultato delle elezioni”.

Nei colloqui informali che si stanno succedendo in queste ore a Palazzo dei marescialli, soprattutto tra i togati, sembra questa la strada più semplice per una replica al presidente del Consiglio.”Inutile” aprire una nuova pratica, visto che quelle rivolte ieri da Berlusconi ai procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Piero Forno e al sostituto Antonio Sangermano, sono in sostanza le stesse accuse rivolte a De Pasquale. Una linea condivisa anche dal relatore in Prima Commissione della risoluzione sul pm del processo Mills, Roberto Rossi, togato del Movimento per la Giustizia, che dice: “La delibera che discuteremo mercoledì è a tutela del sostituto De Pasquale e indirettamente della procura di Milano. Se il plenum l’approverà sarà la migliore risposta istituzionale alle accuse di questi giorni”.

Il documento all’ordine del giorno della seduta pomeridiana del plenum di mercoledì – e che è stato approvato dalla Prima Commissione con il solo ”no” del laico della Lega Matteo Brigandì – non fa sconti al presidente del Consiglio. Non solo Berlusconi ha rivolto al pm milanese accuse ”non corrispondenti al vero” ma quel riferimento è stata ”l’occasione per denigrare l’intera magistratura e così ”minare la fiducia dei cittadini nei confronti dell’ordine giudiziario”. Dire che i giudici vogliono sovvertire l’assetto istituzionale democraticamente voluto dai cittadini ”costituisce la più grave delle accuse e integra anche per il livello istituzionale da cui tali affermazioni provengono – accusano i consiglieri – un’obiettiva e incisiva delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati”.

Non a caso la delibera si conclude con un ”pressante appello a tutte le istituzioni”: ”Da tutti siano rispettati la professionalità e il prestigio” dei ”singoli magistrati e dell’intera magistratura”, visto che la lesione di questi beni ”incide direttamente sull’indipendente esercizio delle loro funzioni” e che il ripristino di un clima di rispetto dei giudici ”è condizione imprescindibile di un’ordinata vita democratica”.