Caso Ruby, ecco le carte del Gip: “Ci fu abuso di potere”

Pubblicato il 18 Febbraio 2011 11:53 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2011 11:53

Ruby

ROMA – Ecco le carte con cui la procura di Milano ha chiesto il rito immediato nei confronti di Silvio Berlusconi per il cosiddetto “caso Ruby”: le 27 pagine sono state rese pubbliche nella mattinata di giovedì. Secondo il teorema costruito dalle toghe, il premier agì “sicuramente con abuso delle qualità di presidente del Consiglio, ma altrettanto certamente al di fuori di qualsiasi prerogativa istituzionale e funzionale propria del presidente del Consiglio dei ministri, al quale nessuna competenza spetta in materia di identificazione e affidamento dei minori”.

Concussione. Secondo la procura, dunque, Silvio Berlusconi quandò telefonò in questura a Milano per far rilasciare Ruby il 27 maggio 2010, agì come un semplice cittadino, e non in veste di presidente del Consiglio: il giudizio sul premier, secondo i pm, spetterebbe al tribunale ordinario, e non a quello dei ministri come sostengono i legali di Berlusconi. Il fatto, scrive la Di Censo, “è storicamente acclarato, e come tale da consegnarsi al giudizio del tribunale competente per le spettanti valutazioni”.

La notte della telefonata in questura. Nelle pagine di richiesta di giudizio immediato viene ricostruita tutta la notte tra il 27 e il 28 maggio, durante la quale si sarebbe consumato il reato più grave contestato al premier, quello di concussione. Secondo le toghe, quando Berlusconi sostenne che Ruby fosse la “nipote di Mubarak”, aveva l’unico scopo di impedire che la ragazza fosse trattenuta in Questura, raccontando così delle notti trascorse ad Arcore. Il gip parla di “indebito intervento” di Silvio Berlusconi sui funzionari della Questura, aggiungendo che l’intervento non sarebbe servito “a salvaguardare le istituzioni internazionali con l’Egitto”, ma bensì a evitare la contestazione del retao di prostituzione minorile.

Prostituzione minorile. A supportare l’ipotesi di prostituzione minorile, nelle 27 pagine del decreto ci sono tutta una serie di date e avvenimenti tramite i quali il gip ricostruisce i rapporti tra il premier e Karima El Mahrough. Tra gli episodi citati, molteplici serate che la ragazza all’epoca 17enne ha trascorso ad Arcore. In tre verbali si dimostrerebbe la prostituzione minorile di Ruby: la prova consisterebbe in “ingenti somme di denaro” messe dal premier a disposizione della marocchina.

Fonti di prova. Secondo la procura di Milano, sarebbero “plurime e variegate le fonti di prova”, tutte “riferite e pertinenti ai fatti di imputazione”. Si passa dei momenti della notte in Questura alle relazioni di servizio dei poliziotti che, a distanza di due mesi dai fatti, innescarono l’inchiesta. Ci sono poi gli interrogatori di Ruby tenuti tra il 2 luglio e il 3 agosto, fino agli interrogatori delle ragazze che partecipavano alle cene (tra le quali Iris Berardi, anche lei minorenne all’epoca dei fatti). Infine nelle pagine firmate dalla Di Censo ci sono le intercettazioni, le verifiche su assegni e bonifici del conto corrente intestato a Giuseppe Spinelli (tesoriere e uomo di fiducia del Cavaliere), soldi utilizzati per acquistare automobili per le ragazze.

Parti lese. Secondo le ipotesi di reato, le parti lese sarebbero Ruby per la prostituzione minorile, mentre per la concussione sarebbero tre funzionari della Questura di Milano, vittime della presunta concussione: sono Giorgia Iafrate (che si occupò dell’affidamento di Ruby a Nicole Minetti), di Pietro Ostuni e del funzionario Ivo Morelli (dirigente dell’Ufficio prevenzione generale). Tra le parti lese compare anche il ministro dell’Intero, Roberto Maroni. Infatti se i dipendenti della Questura, ovvero del ministero dell’Interno, furono vittime di concussione operata da Silvio Berlusconi, anche lo stesso ministero, attraverso il rappresentate “pro tempore” Roberto Maroni, sarebbe vittima di concussione.