Ruby alla Questura: “Le comunità non sono adatte a me”

Pubblicato il 2 novembre 2010 15:40 | Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2010 22:02

”Le comunità non sono adatte a me”. E’ quanto aveva dichiarato Ruby, la giovane marocchina al centro dell’inchiesta milanese sul favoreggiamento della prostituzione.

La dichiarazione sarebbe stata fatta dalla giovane lo scorso 23 giugno nel colloquio informativo avuto in Questura, in vista del procedimento a tutela della ragazza aperto dai magistrati minorili.

Ruby quel giorno era andata negli uffici di via Fatebenefratelli, accompagnata dall’avvocato Luca Giuliante, e aveva raccontato la sua vita a partire dal febbraio 2009, quando era stata collocata in una comunità in provincia di Messina.

La ragazza aveva spiegato all’ispettrice di Polizia di aver lasciato la comunità e di essere poi tornata a casa dei genitori dove sarebbe stata cacciata.

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Dopo di che era stata per qualche tempo a Catania, dove aveva lavorato in un locale, lì aveva conosciuto altre ragazze e anche Domenico Rizza, titolare a Milano di una agenzia di immagine.

Secondo la versione di Ruby, alcuni parenti di Rizza avevano chiesto il suo affido al tribunale dei Minori di Messina. L’istanza venne respinta e per la diciassettenne fu invece disposto il collocamento in una struttura protetta, da cui poi fuggì.

Ruby, sempre secondo la sua ricostruzione, si trasferì lo scorso gennaio a Milano, dove aveva convissuto con Rizza per un mese. Dopo un litigio, la minorenne andò a vivere a casa di Caterina, la donna che l’ha poi denunciata per il furto di tre Rolex e 3 mila euro.