Ruby, Frattini: “Porteremo la violazione della privacy subita da Berlusconi alla Corte sui diritti umani”

Pubblicato il 10 Febbraio 2011 12:21 | Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2011 13:43

Franco Frattini

ROMA – “Ricorriamo alla Corte europea dei diritti umani”: è l’ultima proposta partorita nel Pdl per bloccare l’inchiesta su Ruby. In questo caso è la violazione della privacy del premier la giustificazione. Troppe le intercettazioni sull’utenza privata del  capo del Governo. Si profilerebbe in questo caso l’ennesimo scontro istituzionale, con la novità di un pubblico e un tribunale europei. Qualche cautela sulla praticabilità dell’iniziativa è d’obbligo, senza contare che nel giro di un giorno o di qualche ora potrebbe essere già smentita.

Il capogruppo Pdl alla camera Cicchitto, infatti, ha già dovuto smentire la mattina quel che era trapelato la sera prima. Un nuovo decreto restrittivo sulle intercettazioni non è nei programmi del governo. Visto anche l’esito catastrofico per la maggioranza della battaglia ingaggiata sulla legge cosiddetta “bavaglio”.

Nella ricerca spasmodica di un modo per piegare i magistrati milanesi, la fretta è la peggiore dei consiglieri, anche di quelli mobilitati notte e dì per trovare una soluzione ai guai del premier. La battuta di Berlusconi “farò causa allo Stato” non era una voce dal sen fuggita. Un deputato del gruppo dei ‘Responsabili’ convocato nel think tank permanente in funzione anti-giudici ne parlava come un’opzione fra le tante: “Bisogna denunciare alcuni operatori della giustizia per attentato alla Costituzione”.

Riepilogando. Pur di sottrarsi all’odiato Tribunale di Milano, Berlusconi e i suoi uomini hanno chiesto: lo spostamento al tribunale dei ministri, una causa allo Stato, un decreto retroattivo che limiti l’uso delle intercettazioni, l’ovvio no all’autorizzazione a procedere, un ricorso alla Corte di Giustizia europea.

Per tornare all’esposto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, Frattini ricorda che “c’è una giurisprudenza molto ricca in materia”.

Una causa che, ha precisato il ministro, non sarebbe “un rimedio straordinario” perché “quando un cittadino si sente danneggiato ha diritto a rivolgersi al giudice competente per ottenere tutela”. Precisando poi questa possibilità il responsabile della Farnesina ha chiarito che nelle vicende che vedono coinvolto il premier, “c’è una violazione della privacy che può essere portata non solo davanti a un tribunale italiano, ma credo anche dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo”.

L’idea di procedere contro la procura milanese per via giudiziaria non sembra però convincere tutto il governo. “Fatemi qualche domanda interessante”, ha replicato ad esempio il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull’annuncio fatto ieri da Silvio Berlusconi di voler fare causa allo Stato.

L’iniziativa del premier incontra inoltre l’ironia dell’opposizione.  “Boutade per boutade: se il presidente del Consiglio intende far causa allo Stato, dopo che la procura di Milano ne ha chiesto il giudizio immediato, allora anche cittadini hanno diritto di fargli causa”, dice Nino Lo Presti, parlamentare di Futuro e libertà . “Il motivo? Il capo del governo – spiega – con la sua condotta, sta provocando danni all’immagine dell’Italia”.