“Chi se ne frega”, passa la “linea Ruby”: Berlusconi resta e niente elezioni

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 17 Febbraio 2011 15:49 | Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio 2011 16:01

Ruby che detta la linea

ROMA – Ruby ha detto: “Chi se ne frega”. E a suo modo ha “dato la linea”, infatti Berlusconi non fa una piega. Sta “finendo”, sta andando a finire che il premier non si dimette, che i processi ci sono ma si fa come se non ci fossero, che udienze e sedute si dribblano e allontanano, che Fli si squaglia, che Bossi non molla Silvio e che non si vota.

Fino alla metà di marzo di sciogliere le Camere non se ne parla: Bossi non muoverà una foglia fino all’undici del mese almeno, data entro la quale vuole intascare il via ai decreti sul federalismo. Il 17 dello stesso mese c’è la seduta del Parlamento a Camere riunite per i 150 dell’unità d’Italia: Napolitano non vuol celebrare con Camere riunite e sciolte. Fino al 20 e passa di marzo non si scioglie il Parlamento e Berlusconi non si dimette certo. Poi c’è una “finestra”, più o meno dal 20 marzo al 10 aprile. Questa è la data ultima per sciogliere le Camere e votare in elezioni anticipate il 15 di maggio, grande “votone” insieme per le politiche e le amministrative. Se si oltrepassa questa “finestra” di elezioni anticipate eventualmente se ne riparla nel 2012. Ma, se arriva fin lì, Berlusconi può solo temere un altro governo di centro destra con altro premier di centro destra al posto suo. A quel punto Bossi potrebbe teoricamente togliergli lo “scudo” dei voti della Lega. Potrebbe, ma non si vede perché dovrebbe farlo e così in fretta. L’avvio del federalismo fiscale sarà in termini elettorali una rischiosa disillusione: il federalismo parte con nuove tasse locali e senza diminuzioni di spesa pubblica. Meglio per Bossi tenere Berlusconi al suo posto un altro anno almeno e poi contrattare con tutti un “più” di federalismo, un’autonomia delle regioni quasi secessionista quale che sia il vincitore delle prossime elezioni.

Berlusconi non schioderà, piuttosto disavviterà i bulloni dei suoi processi: con il legittimo impedimento, con il conflitto di competenza. Li farà galleggiare nel vuoto di un tempo senza data e ci conviverà governando. Anche Di Pietro sembra averlo capito visto che invita a fare del referendum sul legittimo impedimento il surrogato, l’unico surrogato possibile di elezioni anticipate. Premier sotto processo ma premier, Bossi immobile che prepara futuro rilancio elettorale e sganciamento del Nord, Fini ai minimi termini, opposizione in movimento positivo nei sondaggi ma bloccata sulla strada del voto. Un’Italia “brezneviana”, ecco come sta andando a finire.